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Cantiere di Cattinara verso lo sblocco: ripartenza a metà 2020 con De Eccher

L'ospedale di Cattinara

Manifestata ufficialmente la disponibilità al subentro nei lavori bloccati da un anno e mezzo. Riccardi: «Sono fiducioso»

TRIESTE È una lettera recapitata ieri mattina agli uffici dell’Azienda sanitaria a raccontare che la trattativa con la società Rizzani de Eccher si è sbloccata e apre finalmente una nuova prospettiva per il cantiere di Cattinara, che potrebbe riprendere le attività verso la metà del 2020. La missiva altro non è che la risposta dell’impresa costruttrice friulana alla richiesta di manifestazione di interesse inviata dall’Azienda sanitaria prima di Ferragosto. Si trattava dell’estremo tentativo di raddrizzare le cose, ottenendo il subentro nei lavori interrotti dal raggruppamento capitanato dalla cooperativa veneta Clea.



Ci sono voluti oltre tre mesi dalla decisione da parte dell’AsuiTs di scorrere la graduatoria della gara di un appalto interrotto per presunte inadempienze progettuali, ma le cose sembrano finalmente essersi messe in moto. Il confronto si sarebbe sbloccato martedì sera ma al momento i protagonisti tengono le bocche cucite: rifiutano di commentare l’indiscrezione sia il presidente della società Marco de Eccher che il commissario Antonio Poggiana. Qualche parola la spende solo il vicepresidente regionale con delega alla Salute Riccardo Riccardi, che conferma la ricezione della lettera d’intenti senza dire molto di più: «Parleremo quando avremo le carte – dice l’esponente della giunta Fedriga – perché ora è il momento di lavorare per perfezionare i dettagli. Ma sono finalmente fiducioso».

La Rizzani de Eccher ha per ora soltanto formalizzato la propria disponibilità a valutare il subentro, ma il passo non era scontato dopo le perplessità più volte espresse dai costruttori rispetto all’obbligo imposto dal Codice degli appalti di riprendere i lavori alle stesse condizioni economiche proposte dalla prima classificata nella gara. Da quanto trapela, però, gli avvocati delle parti sono al lavoro per la stesura del contratto, a dimostrazione che il confronto è in stato avanzato e molti aspetti sono condivisi.



Se si arriverà davvero alla firma, secondo quanto previsto dal capitolato, l’impresa avrà novanta giorni per apprestare un nuovo progetto esecutivo, cui dovrà seguire l’approvazione da parte degli organismi competenti. Solo a quel punto sarà possibile impiantare un nuovo cantiere, che si spera possa partire entro la metà dell’anno prossimo. Tempistiche decisamente più allettanti di quelle che si avrebbero in caso l’accordo saltasse, con la necessità di avviare da zero una nuova gara d’appalto, che richiederebbe anni di attesa fra bando, selezione e possibili quanto sempre più frequenti ricorsi al Tar da parte degli esclusi.



Tutto da capire quale potrà essere il punto di caduta rispetto ai dubbi posti dall’impresa friulana sull’obbligo di subentrare alle stesse condizioni economiche di Clea, in un appalto da 140 milioni che non è sfociato tuttavia nell’approvazione del progetto esecutivo e che potrebbe allora prevedere delle varianti in grado di soddisfare allo stesso tempo le richieste degli organi di controllo e il bilancio della Rizzani de Eccher, riconoscendo la necessità di maggiori oneri per attività aggiuntive soprattutto sul fronte dell’antismica.

I margini saranno comunque limitati, dal momento che l’AsuiTs aveva rigettato le varianti proposte da Clea per un totale di venti milioni di euro, di cui quindici per modifiche al progetto e cinque per adeguamenti a nuove norme e alle richieste dell’Azienda sanitaria. Il confronto sulla progettazione esecutiva comincerà già nei prossimi giorni, ma per dire che le cose si sono davvero messe sulla buona strada non basterà attendere la firma del nuovo contratto. Servirà infatti l’approvazione del progetto esecutivo: l’unico passo che consentirà di riavviare i lavori fermi ormai da un anno e mezzo. —


 

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