In Montenegro i cyber esperti Usa si esercitano contro gli attacchi russi

Esperti militari Usa davanti a computer a uso operativo

Addestramento comune dei team su eventuali intrusioni in reti e sistemi informatici da parte di hacker del Cremlino

PODGORICA Qualcosa di losco sembra bollire in pentola, in vista delle importantissime elezioni presidenziali americane dell’anno prossimo – e non solo di quelle. Il pericolo incombente è quello di una longa manus straniera a metterci lo zampino attraverso il web. Ma necessarie contromisure sono in preparazione, a migliaia di chilometri di distanza da Washington, nel piccolo Montenegro. È il singolare scenario che si sta delineando in queste settimane nel paese adriatico, dopo lo sbarco a Podgorica di un insolito team di esperti americani.

A disegnare il quadro è stato lo U.S. Cyber Command, centro di comando militare Usa che ha il preciso compito di «dirigere, sincronizzare e coordinare operazioni nel cyberspazio per difendere gli interessi nazionali», il tutto spesso «in collaborazione con partner internazionali».



E fra gli alleati più affidabili di Washington c’è sicuramente il Montenegro, entrato nella Nato nel 2017 malgrado l’opposizione di Mosca. In Montenegro «un team d’élite» specializzato in cibernetica e informatica, con passaporto americano, per il secondo anno consecutivo sta «lavorando» a Podgorica «a fianco di esperti montenegrini per contrastare cyber-attori nemici su importanti piattaforme e reti», ha informato il Cyber Command. Di cosa si tratta? Pochi dettagli, com’è comprensibile, sono stati resi pubblici sull’operazione, ma Washington ha parlato di training per identificare intrusioni in reti e sistemi informatici e prevenire cyber attacchi nemici di vario tipo.

L’obiettivo degli esperti Usa e montenegrini è quello di sviluppare conoscenze per affrontare «avversari sul cyberspazio» e «proteggere infrastrutture critiche», e maturare conoscenze ed esperienze che potrebbero rivelarsi utili «in vista delle elezioni Usa e montenegrine del 2020». Per quanto riguarda l’America, si temono operazioni nascoste, utilizzando “bot” e il web in generale per influenzare l’opinione pubblica attraverso «campagne di disinformazione» o «cyber attacchi», da parte di «avversari che vogliono minare le nostre istituzioni democratiche», in testa «Russia, Cina e Iran», ha spiegato a inizio novembre l’amministrazione Usa. E in Montenegro? Anche lì, scenari e paure sono simili, com’è comprensibile per una nazione che ha subito un presunto golpe filorusso – Mosca ha sempre negato ogni coinvolgimento - nel giorno delle elezioni del 2016, pianificato per impedire l’adesione di Podgorica alla Nato.

Ma il Montenegro è stato oggetto negli anni passati anche di pesanti cyber attacchi sferrati contro istituzioni statali e media filogovernativi: operazioni del genere sono state registrate sia a ridosso del voto del 2016, sia l’anno successivo, con il presunto coinvolgimento di hacker russi e l’uso di vari tipi assai pericolosi di phishing. Il timore è che il “problema” si ripresenti a ridosso delle parlamentari del 2020. Il Montenegro «è stato fra i primi in Europa a subire attacchi non convenzionali contro la sua democrazia e le sue scelte libere», ha detto il ministro della Difesa Predrag Bosković, un implicito ma chiaro riferimento alla Russia e alla decisione di Podgorica di aderire alla Nato.

E oggi «nuove sfide» impongono di lavorare «assieme agli Stati Uniti per trovare una via, usando le loro risorse, per proteggere la democrazia nei Balcani». Da chi? Bosković non ha espressamente puntato il dito contro il Cremlino, ma ha parlato di «chi vuole che questa parte d’Europa rimanga in conflitto» perenne e in uno stato di «declino economico» e «arretratezza», un riferimento non certo all’Ue o agli Usa. —


 

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