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Il procuratore Mastelloni in pensione da aprile 2020

Il capo della Procura di Trieste ha scavato, nel corso della sua lunga attività inquirente, tra i grandi segreti, le contraddizioni, le declinazioni criminali della storia repubblicana, dalle Brigate Rosse a Gladio passando per i finanziamenti paralleli ai gruppi palestinesi.

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TRIESTE Ha scavato, nel corso della sua lunga attività inquirente, tra i grandi segreti, le contraddizioni, le declinazioni criminali della storia repubblicana, dalle Brigate Rosse a Gladio passando per i finanziamenti paralleli ai gruppi palestinesi.

Adesso è ufficiale: Carlo Mastelloni, divenuto capo della Procura di Trieste a inizio 2014, in coda a una carriera giudiziaria ultraquarantennale finita spesso sulla “cresta dell’onda”, è al passo dell’addio alla propria vita da magistrato.

Ieri sera, infatti, si è saputo che il “plenum” del Csm ne ha deliberato il collocamento a riposo, che diventerà effettivo il 22 aprile del 2020, quando avrà compiuto 70 anni, ovvero l’età massima per la permanenza in magistratura.

Per quanto riguarda in particolare questi ultimi cinque anni - che diventeranno sei nel 2020 - da coordinatore della Procura della Repubblica del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, Mastelloni ha diretto e messo il timbro sull’inchiesta giudiziaria più popolare e sentita dalla cittadinanza triestina, quella seguita dai pm Federico Frezza e Matteo Tripani che portò alla liquidazione delle Coop operaie, sull’orlo del crac contabile e patrimoniale, e alla transizione verso altre (e più solide) realtà della grande distribuzione che potessero salvare nel modo più indolore possibile i punti vendita, i dipendenti e i risparmi dei soci.

Carlo Mastelloni, in questa esperienza triestina, ha spinto pure affinché si cercasse di fare luce su tutti i possibili “giri” di riciclaggio e tutte le infiltrazioni della criminalità organizzata sul territorio: su tutte si ricorda l’indagine portata avanti dalla Guardia di finanza su Depositi Costieri e sulle “mani” della mafia in porto legata all’interdittiva della Prefettura.

Ma prima della “coda” giuliana il nome di Mastelloni fu collegato alle grandi inchieste sul terrorismo e sui servizi “deviati”, finendo in ogni caso già allora, con la sua lente d’ingrandimento, sopra Trieste e sopra la vecchia “cortina di ferro”: fu lui infatti a scoprire l’esistenza di Gladio, riuscendo a entrare negli archivi segreti del Viminale.—
 

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