Dopo D’Annunzio, si punta su Ressel: «Trieste diventerà la città delle statue»

Dipiazza intende dedicare una nuova scultura all’inventore dell’elica navale. E in futuro si pensa al barone Revoltella

TRIESTE Una statua di Josef Ressel sul Canal Grande, magari accompagnata dall’elica navale che lui inventò a Trieste? È il disegno che va formandosi nella mente del primo cittadino Roberto Dipiazza, galvanizzato dalla popolarità del bronzeo Gabriele D’Annunzio di piazza della Borsa: «C’è la fila di gente che si fa le foto con quella statua, poi me le mandano pure. Potremmo fare di Trieste una città delle statue». Dopo Ressel, infatti, il sindaco pensa anche al barone Revoltella. La storia triestina è prodiga di figure degne o curiose passabili di essere trasposte in bronzo, quindi la lista potrebbe allungarsi parecchio.



Ma andiamo con ordine. Piuttosto impermeabile alle polemiche scoppiate in seguito all’affaire D’Annunzio, il sindaco guarda alla città con l’occhio del commerciante e fagocita pure la proposta sorta inizialmente come contraltare alla statua al poeta pescarese: dedicare una scultura anche all’inventore dell’elica, figura illustre per quanto poco conosciuta, della storia cittadina.

In suo aiuto arriva lo scultore triestino Giorgio Delben, che in una lunga lettera manoscritta si offre al Comune come autore per l’opera, proponendo anche un suo bozzetto: «Per la figura di Ressel ho cercato di accentuare l’espressività del volto e la sua figura fisica facendoli appoggiare la mano sull’elica», invenzione simbolo dell’ingegnoso scienziato austroungarico. Il prezzo di massima, tutto incluso, è di circa 40 mila euro. Il sindaco rileva che opere simili si possono forgiare anche con cifre minori, poi precisa: «In ogni caso è un’iniziativa che intendo portare a compimento senza spendere un solo soldo pubblico. Le statue le faremo soltanto attraverso donazioni».


Il primo cittadino non è nuovo alle arti plastiche, visto che nel corso dei suoi mandati di statue si è occupato più volte: «Ero sindaco io quando mettemmo le statue di Saba, Joyce e Svevo. Ci si impegnò molto Franco Bandelli, che allora era mio assessore». L’idea del tempo, che tuttora seduce Dipiazza, fu mettere opere ad altezza uomo: «Qualcuno dice mai “ho visto la statua di Nazario Sauro”? No, perché è un monumento. Joyce invece ormai è lucido per tutti i selfie che ci si fanno».

Pure Massimiliano d’Asburgo, esiliato nella sua Miramare dagli italiani, è tornato qualche anno fa a dominare piazza Venezia, sua posizione originaria. La fontana che stava al suo posto è a sua volta tornata a casa, in piazza della Borsa.

E con le statue, conclude il sindaco, Trieste non ha finito: «Piacciono molto alla gente, identificano la città ed è un modo per spiegare la nostra storia». —


 

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