È stato rallysta di razza Sfiorò il professionismo e vinse il Valli del Torre



I motori erano la sua vita. Quando si trattava di lavoro, nella sua apprezzata carrozzeria, ma anche quando c’era da dare libero sfogo alla passione, perché Pierluigi Mattioli aveva raccolto risultati prestigiosi e grandi soddisfazioni come navigatore e, in primis, come pilota nei rally, la sua vera specialità.


Aveva iniziato la carriera sportiva con la Scuderia Gorizia Corse, come navigatore di Alessandro Brancati a bordo di un’Autobianchi A112. Ben presto però le sue qualità sono emerse tanto chiare da regalargli il posto da pilota, e negli anni Ottanta erano iniziati ad arrivare per Mattioli risultati di prim’ordine. Tra questi, anche il successo assoluto al Rally Valli del Torre.

Nel tempo si era fatto ammirare sugli sterrati e sulle strade di tutta la regione e di tutta Italia (ma non solo) guidando la Ford Sierra Cosworth – una vettura che Mattioli amava particolarmente, tanto da averla ancora oggi nel suo garage, un gioiellino ormai storico –, la Bmw M3, e la Toyota Celica che lo vide protagonista anche a livello internazionale, peraltro sulle strade di casa del Rally dei Colli Goriziani. Sì, perché il talento per fare il grande salto nel professionismo, Mattioli lo avrebbe anche avuto, non fosse stato per i budget particolarmente importanti richiesti dall’attività motoristica quando l’asticella si alza oltre un certo livello. Al suo fianco, il pilota ha avuto tra i navigatori più assidui Luciano Blasutto, e la sua ultima gara di rilievo è stata nel Rally Città di Gorizia del 2003.
Da allora Mattioli si era progressivamente allontanato dai rally, e avvicinato alle due ruote storiche, partecipando a competizioni di regolarità enduro con moto storiche sotto l’egida del Moto Clun Manzano. Eppure quella Scuderia Gorizia Corse di cui ha contribuito a scrivere la storia non lo aveva non l’ha dimenticato, e non a caso nei giorni scorsi anche Mattioli aveva partecipato alla grande cena per i 50 anni della Scuderia, a San Floriano. Era sorridente, come sempre, aveva parlato con tutti di amicizia, auto, motori e passioni. Proprio quelle che ha vissuto fino in fondo, prima che il cuore lo tradisse. «Siamo tutti affranti – dicono dalla Gorizia Corse, porgendo il loro cordoglio alla famiglia di Mattioli –, è stato uno dei piloti simbolo della società ma soprattutto un amico, un uomo di valore. E l’unica, minima, flebile consolazione è pensare che se ne sia andato facendo davvero quello che amava». –



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