Centrale, l’A2A svela il progetto gas Comune critico: «Risposte vaghe»

La centrale termoelettrica A2A di Monfalcone (Foto Bonaventura)

L’assessore Cauci: «Confronto deludente. Su punti rilevanti mancati chiarimenti». La società: «Riunione utile»

TRIESTE Questa storia ha diverse origini, ma un solo futuro. Ancora avvolto da interrogativi che, all’uscita dal primo round, sono rimasti per gran parte sul tavolo se è vero che all’indomani del confronto con A2A l’assessore all’Ambiente Sabina Cauci non ha esitato a definire l’incontro «deludente». Per carità, nessun tono sopra le righe, clima disteso, da fair play e, restando nella metafora sportiva, senza alcuna scazzottata degna di nota. Ma ugualmente, per l’amministrazione, «deludente» perché «A2A ha continuato a pronunciare degli slogan su cose che sapevamo già, fornendo invece risposte estremamente vaghe su quesiti per noi importanti», sempre Cauci.



Diametralmente opposta la visione dell’azienda. La riunione in “terreno neutro”, cioè nella sede del Comitato Enel, promotore di una petizione e che ha trovato l’assemblea «interessante», riservandosi di «esaminare e approfondire i vari punti emersi», ha configurato per A2A un «utile momento di dialogo», da cui è emersa «una posizione “neutrale” dei rioni, il cui ruolo vuole essere informativo a favore dei cittadini». La società, presente con Roberto Corona, responsabile dei Rapporti istituzionali, sta dialogando con il territorio per esporre l’intervento previsto in città.

«Il progetto del polo rappresenta una reale opportunità, perché coniuga tre aspetti fondamentali – sempre la società –: la sostenibilità ambientale, con benefici per la qualità dell’aria, la sostenibilità sociale, perché permetterà di garantire i livelli occupazionali con ulteriori ricadute positive nella fase di cantiere e infine la sostenibilità economica, dati gli importanti investimenti previsti per la realizzazione del progetto. La volontà è di continuare a investire su Monfalcone». Per questa ragione ha attivato un confronto con le istituzioni, affinché «l’impegno alla riconversione sia implementato con l’individuazione di proposte concrete e complementari». Ergo le osservazioni di associazioni e ambientalisti possono «migliorare ove possibile il progetto».



Ma proprio nell’interlocuzione con l’amministrazione qualcosa ha fatto cilecca: «Un esempio: sull’investimento dichiarato di 500 milioni – ha riferito Cauci – A2A nel corso dell’incontro ha fornito tre versioni diverse, sostenendo prima che servono per la centrale a turbogas, poi che copriranno invece tutte le iniziative e infine rappresentandoli come soldi da investire in Fvg». Altro punto criptico, a detta di Cauci, i numeri sull’occupazione: «A oggi il Comune non ha chiaro quanti effettivamente saranno gli operai che lavoreranno sulla centrale a turbogas. A me è stato riferito che potrebbero bastare tre squadre per coprire le 24 ore e che l’impianto funzionerebbe anche in remoto, cioè per esempio da comandi dati a Milano». Né si sa «dove prenderanno il gas, se da Villesse o il punto vicino a Monfalcone».

Quindi la questione del Capacity market, approvato a giugno 2019 dalla Commissione europea, che ha lo scopo di rendere il mercato dell’energia più efficiente, garantendo la sicurezza del sistema in caso di picchi di domanda. Il meccanismo prevede una remunerazione per gli impianti che si impegnano a garantire disponibilità per la produzione di energia. «Si tratta di una cosa molto conveniente – sempre Cauci – poiché lo Stato eroga 75 mila euro all’anno per megawatt prodotto e ciò per 15 anni». L’assessore ha chiesto se A2A intende prender parte alla prossima asta, «ma non si sa se l’azienda sia pronta a partecipare o meno». «Né si conosce quale sia il costo della sola centrale – continua – o la precisa produzione di energia di quest’anno». Insomma, un mezzo interrogatorio quello di Cauci. Che si è attirato anche le attenzioni di un operaio di Brindisi in città da due anni per continuare a lavorare in A2A, sua sponte intervenuto all’incontro, appreso da queste colonne. «Mi ha detto che faccio gossip – ha commentato l’assessore – e non so proprio cosa intendesse, visto ch’è la prima volta in vita mia che me lo dicono...». Pare che l’operaio abbia riferito della sua vicenda a titolo personale, spiegando come proprio l’assenza di proposte concrete dal territorio d’origine ne abbia determinato il trasferimento, con tutti i sacrifici che si possono immaginare. A dire che anche la politica deve fare la sua parte. E difatti l’amministrazione Cisint annuncia il 30 la presentazione del progetto, elaborato da esperti, di utilizzo alternativo dell’area. —


 

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