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Nessun esubero alla Wärtsilä. La “cassa” tra le opzioni del 2020

Il presidio degli operai Wartsila (Bruni)

L’annuncio dell’ad Bochicchio nell’incontro azienda-sindacati in Regione. Ma resta un contesto internazionale negativo: produzione calata del 20-30%

TRIESTE Allarme occupazionale rientrato: Andrea Bochicchio, capo-azienda di Wärtsilä Italia, ha comunicato che lo stabilimento di Bagnoli non dovrà gestire esuberi. Contrordine rispetto a qualche settimana addietro, quando sembrava che Trieste rientrasse in un nuovo giro di 350 eccedenze evidenziate a livello mondiale dal gruppo motoristico finlandese. Si vociferava di altri 30-40 tagli ulteriori a quelli appena “digeriti” con l’accordo del 25 luglio scorso, invece ecco l’happy end, perlomeno temporaneo.



L’annuncio di Bochicchio, in parte già filtrato martedì sera, è stato dato ieri mattina in piazza Oberdan, durante un incontro Regione/azienda/sindacati sulla situazione di Wärtsilä. Presenti gli assessori Sergio Bini e Alessia Rosolen, i coordinatori nazionali della Fiom, Luca Trevisan, e della Fim, Valerio D’Alò. Davanti al Consiglio regionale il doppio presidio organizzato dalla Triplice metalmeccanica e dell’Usb. Una delegazione del sindacato “di base”, che ieri aveva proclamato uno sciopero generale dell’industria, è stata ricevuta dal presidente del Consiglio Piero Mauro Zanin e dai capigruppo.


Un supplemento di analisi - ha spiegato Bochicchio - ha convinto Helsinki a soprassedere dalla forbice sull’organico. Uscite programmate e incentivate, ricollocazioni interne, modifiche di orario sono ritenuti strumenti in questa fase sufficienti. Ma la congiuntura è debole e la prospettiva del 2020 a dir poco nuvolosa: al momento, in termini di volumi produttivi, manca il 20-30%. Preoccupa soprattutto il comparto energetico, non per carenza di mercato - chiarisce Bochicchio - ma per lentezza decisionale nel commissionare, dovuta alle incertezze del contesto internazionale (tensioni interstatuali in particolare nel MedioOriente, guerra dei dazi, ecc.). Per esempio, il progetto Fox, tarato per le utilities dei piccoli centri negli States, aspetta da mesi una risposta.



Meglio l’ambito marino, trainato da crociere e traghetti. Va detto che nel 2017-18 Bagnoli ha conseguito il record produttivo di 2,8 gigawatt, coincidente con 160-170 motori, di cui 90 attribuibili alla generazione energetica: adesso - ha puntualizzato Bochicchio - quei 90 articoli sono scesi a 60-70.

Per avere un quadro probante del mercato, bisogna attendere febbraio-marzo: allora la dirigenza valuterà l’opportunità di ricorrere, nel periodo aprile-settembre, alla Cassa integrazione. L’elevata flessibilità produttivo-organizzativa di Bagnoli, in grado di consegnare un ordinativo nell’arco di due mesi e mezzo, potrà consentire, una volta assestatosi il mercato, di ripartire di buona lena.

Ripartire di buona lena significa avere le ditte dell’indotto pronte ai blocchi: il tema è delicato, perchè l’indotto è in prima linea nel pagare il conto della crisi. Ma Bochicchio dice che i fornitori hanno sufficiente flessibilità per trovare committenza alternativa e per farsi trovare pronti quando la secca sarà passata.

Bini & Rosolen - narra una nota della Regione - hanno ribadito «piena disponibilità ad accompagnare l’azienda in maniera coordinata mettendo a disposizione tutti gli strumenti di politica attiva del lavoro e di politica industriale». In particolare Bini ha ricordato che la Regione ha contribuito con 3,5 milioni di euro all’innovazione e all’efficienza energetica di Bagnoli.

Al tavolo presenti le quattro sigle maggiormente rappresentative tra gli oltre mille dipendenti della fabbrica carsolina, Fim, Fiom, Uilm, Usb. Bene il fatto che non vi siano esuberi strutturali, ma preoccupazione per una prospettiva produttivo-commerciale piuttosto incerta. Sul tema degli appalti Rodà (Uilm) ha sottolineato che sarà convocato uno specifico tavolo territoriale. —


 

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