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Il Timavo in piena riempie le grotte: l’acqua “sbuffa” sotto Trebiciano

Il livello dell’acqua elevato in prossimità delle risorgive di San Giovanni di Duino

Anche il fiume sotterraneo risente delle piogge. E l’aria compressa che risale l’abisso esce con violenza

TREBICIANO Le forti piogge abbattutesi negli ultimi giorni non hanno avuto effetti (e causato disagi) soltanto sul lungomare triestino, su quello bisiaco e sui litorali di Grado e Lignano. Ogni volta che si verificano giornate “particolari”, con piogge forti e ripetute, anche il Timavo, infatti, ricorda a tutti la sua silente presenza. E questi giorni non hanno di certo fatto eccezione. Le acque del caratteristico fiume carsico, che nasce sulle propaggini del Monte Nevoso per poi inabissarsi vicino a Divaccia, a pochi chilometri dal confine italiano, ha raggiunto i livelli di guardia nel tratto in superficie proprio prima dell’inabissamento. In quella zona centrale del Carso, infatti, solo fra martedì e ieri sono scesi più di cento millimetri d’acqua.

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Conseguentemente è aumentata la portata del fiume, che in tre giorni ha raggiunto i 160 metri cubi al secondo. Danni, in ogni caso non gravi, alle grotte di San Canziano, con fango e detriti portati fin sul sentiero di accesso all’antro carsico e sulle scale. Niente a che vedere, fortunatamente, con la piena record registrata nel 2010, quando l’acqua transitò con una portata di 240 metri cubi provocando danni per migliaia di euro.



Situazione definita «sotto controllo» dagli esperti anche nel versante italiano del Carso, ma tutte le grotte attraversate dal fiume, che riemerge a San Giovanni di Duino al termine di un percorso ancora non del tutto conosciuto, si sono subito riempite a causa della grande forza dell’acqua. E questo in particolare nell’abisso di Trebiciano dove, come è stato segnalato dalla Società Adriatica di Speleologia, attorno all’ora di pranzo di ieri si è registrato il massimo della piena, pari a 220 metri cubi d’acqua al secondo.



Ciò ha prodotto un fenomeno molto simile a quello della pentola a pressione, che si verifica quando l’aria presente nella grotta risale lo stretto abisso e viene “sbuffata” fuori con enorme violenza. Ieri, sempre a metà giornata, l’aria compressa aveva una forza di 50 metri cubi al secondo, il che rendeva pressoché impossibile entrare nella cabina che si trova all’esterno dell’abisso. Nel contempo il livello dell’acqua nell’abisso stesso si è alzato di circa 60 metri. Cifre comunque piuttosto distanti ad altre del passato, come nel febbraio scorso, quando l’acqua del Timavo era risalita di ben 92 metri, generando una corrente d’aria di 60 chilometri orari. O come nel 2010 e nel 1915, quando l’acqua all’interno della grotta di Trebiciano raggiunse i cento metri di risalita dal livello base del fiume.

Una piena quindi che, come ha sottolineato il geologo Fabio Gemiti, è stata sì importante ma non ha assunto contorni preoccupanti. «I livelli di acqua raggiunti in questi giorni – ha spiegato ieri Gemiti – per questo periodo rientrano nella norma. Non lo è, invece, la temperatura del mare, ancora troppo calda in quanto presenta un grado di calore pari a quello di un mese fa».

È in effetti l’alta temperatura dell’acqua marina unita ai venti provenienti dai quadranti meridionali – la spiegazione dello stesso Gemiti – che dà vita alle inondazioni osservate sui nostri litorali in questi giorni. Questo fenomeno, chiamato tecnicamente “storm surge”, si ripete con sempre maggiore frequenza anche alle nostre latitudini e potrà, negli anni, rendere più repentino il fenomeno dell’innalzamento del mare.

Tornando al Timavo, la situazione risulta ora sotto controllo anche alle risorgive del fiume, a San Giovanni di Duino, dove il sensore delle acque superficiali nel pomeriggio di ieri misurava un livello di acqua attorno ai due metri e mezzo. Ciò significa che c’era ancora mezzo metro da colmare per raggiungere il livello della strada.—


 

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