Performance pessime e costi alti: addio all’impianto “mangiarifiuti”

La pedana a scomparsa dell’impianto collaudato nel 2011 Foto Lasorte

Stop definitivo al macchinario di piazza della Borsa inaugurato 8 anni fa e costato oltre 700 mila euro

TRIESTE Addio al maxi impianto “mangia rifiuti” di piazza della Borsa, il meccanismo a scomparsa che consentiva di far sparire le immondizie sotto la superficie. Dopo i problemi e i malfunzionamenti degli ultimi anni, il Municipio ha deciso di non ripristinarlo più. La conferma arriva dall’assessore all’Ambiente Luisa Polli, anche se in molti, tra residenti, commercianti ed esercenti della zona, l’avevano già intuito, dopo il posizionamento da parte di AcegasApsAmga di nuovi e grandi cassonetti per la raccolta differenziata proprio sopra lo spazio che un tempo si sollevava per consentire lo svuotamento.

I cassonetti in piazza della Borsa (Lasorte)


E sì che otto anni fa, all’inaugurazione, era stato presentato come una struttura moderna e funzionale, costata al Comune la bellezza di 703 mila euro. Qualcosa però è andato storto. Fin da subito sono emerse criticità, che nel tempo sono aumentate. All’epoca il sindaco Roberto Dipiazza aveva ammesso: «Ero scettico, mi hanno convinto».

Una premonizione? Forse. «Il carico delle pietre sopra, per mascherare il “coperchio”, uniformandolo alla pavimentazione della piazza, di fatto ne hanno compromesso il funzionamento - spiega Polli -. Il sistema semplicemente non ha retto. E ripararlo ora costerebbe troppo. Quindi resterà fermo. Questo non esclude che in futuro non si possano realizzare altre opere simili: siamo sempre aggiornati sulle tecnologie nuove, che arrivano sul mercato. Certo non andranno fatte di sicuro con le stesse tipologie di quelle già sperimentate, parlo soprattutto della copertura, che andava studiata in modo diverso. Voglio sottolineare comunque che all’estetica va preferita spesso la funzionalità, e la raccolta di rifiuti a Trieste viene gestita in modo impeccabile così com’è. Va fatta più attenzione, da parte di tutti, al rispetto delle regole. Ricordo - prosegue Polli - che moltissimi contenitori dei rifiuti sono muniti di segnalatore, che rileva quando sono pieni. Ma capita spesso che i sacchetti vengano abbandonati all’esterno del cassonetto che risulta, invece, vuoto. Più che sistemi particolarmente avanzati, come appunto quelli a scomparsa - sottolinea - in alcune zone ci vorrebbe soltanto un po’ più di educazione, e rispetto verso il bene pubblico. Sappiamo inoltre che impianti simili a quello di piazza della Borsa anche in grandi città all’estero non hanno funzionato, proprio come è successo qui da noi».

Il macchinario di piazza della Borsa debutta in città nell’aprile 2011, presentato con una novità destinata a rivoluzionare la zona, sul fronte dell’ eliminazione delle immondizie. La copertura, in arenaria, voluta dalla Soprintendenza, permette di nascondere completamente il meccanismo. Ma finirà, come detto, per pesare troppo. Le operazioni di svuotamento risultano comunque spettacolari per la gente, che spesso, nei primi mesi, si ferma a osservare le grandi leve alzarsi dal pavimento, per svelare la struttura sottostante, con il grande elettrocompattatore, fornito anche di contenitori invisibili per carta, vetro e lattine e per la plastica, materiali introdotti grazie alle bocche in ghisa in superficie. Da un po’ di tempo ormai quella routine non si ripete più. E che l’isola ecologica fosse diventata un affare scomodo, era risultato chiaro già mesi fa, quando il Comune aveva deciso di non pagare, per il 2019, i 23 mila 639 euro necessari per il servizio e la manutenzione. —


 

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