Due bimbi su tre dislessici senza saperlo

Un disturbo neurobiologico che, secondo uno studio dell’Ircss Burlo Garofolo, viene scoperto tardivamente, a scuola

TRIESTE Due bambini con dislessia su tre non hanno ancora ricevuto una diagnosi in quarta elementare: un disturbo fortemente sottodiagnosticato. È la realtà messa in chiaro dallo studio pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista statunitense Plos One, coordinato dalla Struttura di Epidemiologia Clinica e Ricerca sui Servizi Sanitari dell’Ircss materno infantile “Burlo Garofolo”. Nonostante il termine “dislessia” venga utilizzato sempre più spesso dai mass media o nel vissuto quotidiano e nonostante siano disponibili molte opportunità di formazione dedicata agli insegnanti, ancora oggi a scuola alcuni bambini con Disturbi Specifici di Apprendimento, tra cui va collocata appunto la dislessia,vengono confusi con bambini scarsamente impegnati nell’attività scolastica o con problemi emotivi. Spiega Chiara Barbiero, psicologa collaboratrice del “Burlo Garofolo”, primo nome dello studio pubblicato su Plos One e coordinatrice della ricerca a livello nazionale: «La dislessia è un disturbo neurobiologico specifico dell’apprendimento dove le capacità di lettura, per velocità e accuratezza, sono deficitarie e spesso compromettono gli apprendimenti che passano attraverso questo canale, ma i bambini dislessici sono dotati di un’intelligenza normale».

Lo studio, condotto in collaborazione con numerosi centri e associazioni come l’Ufficio Scolastico Regionale e l’Associazione Italiana Dislessia, ha coinvolto 11.094 bambini di età compresa tra gli 8 e i 10 anni, provenienti da nove regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia e Sardegna) che sono stati sottoposti a tre successivi livelli di valutazione al fine di riconoscere i bambini dislessici, ovvero quelli che presentano importanti difficoltà di lettura, per quanto riguarda velocità e accuratezza. «All’inizio dello studio - commenta Barbiero - solamente 126 bambini (1,3% della popolazione scolastica analizzata) possedevano già una diagnosi di dislessia, mentre alla fine i bambini risultati dislessici sono aumentati a 350 (3,5% della popolazione scolastica analizzata); dunque due bambini su tre erano all’oscuro di possedere questo disturbo, un dato che vale anche per la nostra regione.


La ricerca ha evidenziato anche differenze nel sommerso di questo disturbo a livello regionale. Prima e dopo lo studio i bambini con una diagnosi di dislessia sono passati dall'1.4% al 3.6% al nord (FVG e Veneto) e dallo 0.8% al 3.7% al Sud (Abruzzo, Molise, Puglia, Sardegna). Le regioni del Centro Italia (Marche, Umbria, Lazio) si sono rivelate quelle con un tasso minore di discrepanza tra diagnosi prima e dopo lo studio (da 1.6% a 3.3%).

«I risultati - commenta Barbiero - sono di fondamentale importanza in quanto attraverso la disponibilità di dati affidabili sul numero di dislessici presenti, è possibile destinare risorse umane ed economiche adeguate ai Servizi Sanitari e alle scuole, garantendo in questo modo un pronto supporto ai bambini e alle famiglie». «Una diagnosi precoce - prosegue - permette di applicare una didattica adatta alle necessità del bambino e nel caso, per poter iniziare un percorso terapeutico di riabilitazione». «Cruciale - conclude - il ruolo degli insegnanti che devono essere competenti e formati per riconoscere determinati disturbi collegandoli ai cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento, anche i pediatri di famiglia, durante i normali controlli dei bambini, attraverso specifiche domande ai genitori possono essere d’aiuto ai fini di una diagnosi precoce”.

Dal 2010 in Italia esiste la legge 170 che ha riconosciuto la dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia come Disturbi Specifici dell’Apprendimento e tutela il diritto allo studio dei ragazzi: nel comma 1 della si definisce il diritto dello studente con diagnosi DSA di “fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.”


 

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