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Video e foto osé con le statue, «Non ridicolizzate i simboli»

L’intervento dell’assessore comunale De Santis. Attorno alle sculture di Saba, Joyce e D’Annunzio sono stati mimati atti sessuali

TRIESTE. Non è passata di certo inosservata la notizia dei video e delle foto osé scattate da alcune ragazze con le statue di Umberto Saba, James Joyce e Gabriele D’Annunzio. Non è passata inosservata nemmeno al Comune di Trieste che ha deciso di intervenire per voce di Francesca De Santis, assessore ai Giovani e alle pari opportunità.

«Ve lo dico da sorella maggiore – avverte l’assessore comunale di Forza Italia – ragazze, non prestatevi alla ridicolizzazione del vostro corpo nell’ostentazione dell’atto sessuale come modalità per attirare attenzione e interesse da parte del mondo maschile e soprattutto nei confronti di quel mondo che popola i social!». Foto e video erano stati pubblicati su Instagram e condivisi, suscitando vari commenti ironici, ma anche l’indignazione di molti cittadini.


Le immagini, in effetti, immortalano alcune ragazze in atteggiamenti espliciti e volgari. «Non prestatevi mai a simili attività che sviliscono la vostra persona», osserva ancora l’esponente della giunta Dipiazza. «Non prestatevi coinvolgendo, anche, simboli della cultura italiana e mondiale. Simboli della città di Trieste che magari vi ha dato i natali o vi sta ospitando nei vostri studi. Mi spiace dover constatare questo declino da parte dei giovani, del rispetto nei confronti, in primis, di se stessi e di simboli che non devono essere macchiati da questi episodi. Ecco che però una mano sulla coscienza probabilmente dovremmo mettercela tutti – prosegue De Santis – anch’io da amministratrice. E agire, ciascuno nel proprio ambito (famiglia, scuola, lavoro…) tramite l’educazione ai valori fondanti della nostra società affinché simili gesti non si ripetano».

La bravata delle protagoniste di quei video e di quelle foto potrebbe però assumere contorni di rilevo penale per atti osceni in luogo pubblico: la Polizia locale ha acquisito il materiale e lo ha inoltrato alla polizia giudiziaria per gli accertamenti del caso. Anche la Polizia postale potrebbe essere coinvolta. Ma se si scoprisse che i protagonisti di quelle immagini sono anche minorenni, l’incriminazione potrebbe sfociare nel reato di diffusione di materiale pedopornografico. Ciò, naturalmente, se a pubblicarle è stato un maggiorenne.

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