Le presidenziali in Romania, Iohannis ok ma sarà ballottaggio

Primi risultati: l’esponente europeista si afferma ma non stravince. Si profila la sfida con l’ex premier Dancila, spesso in rotta di collisione con Bruxelles

BUCAREST. Una vittoria – ma non un trionfo completo – per un conservatore profondamente europeista e per chi voleva punire col voto chi ha governato negli ultimi anni. Una mezza batosta, ma non uno smacco totale, per la sua più credibile sfidante, spesso in rotta di collisione con Bruxelles e assai criticata, anche dalla piazza, per più che controverse riforme su giudiziario e corruzione.

Si può riassumere così l’importante tornata elettorale in agenda ieri in Romania, dove si è votato per il primo turno delle presidenziali, giunte dopo una lunga crisi politica e la caduta del governo socialdemocratico, a ottobre. Dopo gli exit poll, anche i primi risultati ufficiali, giunti in tarda serata, hanno segnalato che a trionfare – ma senza raggiungere la maggioranza assoluta che gli avrebbe evitato il secondo turno – è stato il grande favorito, l’attuale presidente della Repubblica Klaus Iohannis, liberale, fiero europeista, da anni nemesi dell’ormai decaduta leadership socialdemocratica.

Iohannis ha conquistato - secondo il 16% di schede scrutinate - il 36,5%, sfruttando l’onda lunga della svolta parlamentare che ha portato alla sfiducia e alla caduta del governo a spinta socialdemocratica, guidato dall’ormai ex premier Viorica Dancila. E alla salita al potere di Ludovic Orban, leader del Partito Nazionale Liberale (Pnl).

Con un governo amico, diventano realistiche le promesse di Iohannis, che prima delle presidenziali aveva garantito che, con lui ancora in sella, la Romania diventerà un Paese «normale», con meno corruzione e più infrastrutture, meno populismo e più europeismo. Ma prima di poter regnare su Bucarest per altri 5 anni, Iohannis dovrà superare il ballottaggio, dove con altissima probabilità dovrà sfidare proprio l’ex premier Dancila, che ha conquistato il 26,7% raggiungendo comunque il ballottaggio ed evitando, per la prima volta in trent’anni, di finire sul gradino più basso del podio.

Si è invece fermato al 10% Dan Barna, giovane tecnocrate europeista, di centrodestra, ben visto dal mondo economico ma anche nelle sfere degli studenti e da moltissimi emigrati. Quotato al 9% è Mircea Diaconu, ex attore in prima fila già contro Ceausescu, oggi politico indipendente di indirizzo conservatore, che alcuni bookmaker davano come potenziale sorpresa.

Chi sarà il prossimo presidente romeno, che ha poteri importanti, come quello di veto alle leggi? Bisogna attendere i risultati definitivi – inclusi i tantissimi voti della “diaspora” - ma se il secondo turno del 24 novembre vedrà sfidarsi Iohannis e Dancila, come tutto pare indicare, la vittoria di Iohannis «è scontata», spiega l’autorevole politologo Sergiu Miscoiu. Quello che è certo, a seggi chiusi, è che quella di ieri «è stata una vittoria dei candidati europeisti e di chi vuole mantenere la Romania a Occidente», da Iohannis a Barna, è questo il «messaggio positivo» e più importante arrivato ieri da Bucarest.

E si è trattato, chiosa Miscoiu, anche di uno insuccesso significativo per i socialdemocratici, con tanti lettori, delusi da troppi scandali di corruzione. «I romeni non avevano mai così apertamente votato contro i socialdemocratici, è un enorme passo avanti», le prime parole di Iohannis dopo la vittoria, seguite da un invito a fare lo stesso al secondo turno.


 

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