Giovane migrante siriano muore assiderato in Slovenia, l’allarme di Ics: «Situazione drammatica»

Nella foto d'archivio alcuni migranti appena fermati dalla polizia slovena

Dopo il recente decesso per ipotermia di un giovane siriano a Ilirska Bistrica, il Consorzio chiede un intervento preventivo delle istituzioni: «Siamo di fronte a un’emergenza umanitaria e l’inverno è alle porte»

TRIESTE. «La morte per stenti del giovane rifugiato siriano, avvenuta in Slovenia lungo la cosiddetta “rotta balcanica”, non è un singolo fatto tragico segnato dalla casualità, bensì la manifestazione di una situazione drammatica che riguarda le migliaia di persone, uomini, donne e bambini, in fuga lungo la via terrestre dei Balcani. Quella morte sarebbe potuta avvenire a Trieste o in altri punti della rotta, e si aggiunge ad altre morti già avvenute». Lo afferma in una nota l’Ics di Trieste a proposito del decesso, avvenuto nei giorni scorsi, di un migrante siriano in Slovenia nei pressi di Ilirska Bistrica.

Il giovane siriano stava cercando di raggiungere la Germania dove risiedevano regolarmente due fratelli, ma si è perso nei boschi della Slovenia ed è morto di freddo. I fratelli erano andati a prenderlo ma per il ragazzo era troppo tardi. La polizia slovena ha riferito che ieri un'automobile privata, con targa di registrazione tedesca, si è fermata nei pressi di Bisterza (Ilirska Bistrica) per chiedere soccorso.

All'interno dell'auto, guidata da un cittadino greco, c'erano due siriani con regolare permesso di soggiorno in Germania e una terza persona, un ventenne di nazionalità siriana, priva di sensi. I primi soccorritori hanno tentato di rianimare il giovane, ma il medico giunto sul posto ha potuto solo constatare il decesso per ipotermia. Secondo le prime ricostruzioni, i tre cittadini siriani erano fratelli e il ventenne, che si stava nascondendo nei boschi intorno a Bisterza da diverse settimane, aveva chiesto aiuto ai fratelli non sapendo come raggiungerli. La polizia ha aperto un'indagine sull'accaduto.

La polizia ha anche reso noto che nelle ultime 24 ore sono stati fermati 35 migranti mentre cercavano di entrare in Slovenia lungo il confine occidentale con la Croazia. Durante le operazioni di controllo del confine è stato fermato un cittadino serbo sospettato di essere responsabile del trasporto di 4 turchi. Fra i migranti intercettati figurano, fra gli altri, cittadini kosovari, libici, marocchini e siriani.

«Da tempo Ics evidenzia, rimanendo però inascoltata, le serie condizioni psicofisiche nelle quali coloro che hanno percorso la rotta balcanica arrivano a Trieste – si legge nella nota di Ics –. Si tratta di persone stremate da viaggi compiuti in condizioni estreme, ferite nel corpo e nella psiche dalle violenze subite dalle diverse forze di polizia dell’area balcanica (da quella croata in particolare), rispetto alle cui inaudite responsabilità sono innumerevoli oramai i rapporti internazionali di condanna, rimasti anch’essi finora del tutto ignorati.

Solo la generale giovane età e il buon stato di salute dei migranti hanno finora evitato che anche sulle strade di Trieste o del Carso, magari di notte, vengano recuperati dei cadaveri. L'emergenza umanitaria in atto, con l’inverno alle porte, richiederebbe attenzione da parte della cittadinanza e delle istituzioni, con l'organizzazione di interventi di monitoraggio e immediato intervento umanitario, specie nei confronti di coloro che per timore di avvicinarsi ai servizi o per una temporanea mancanza di posti (situazione che purtroppo a volte accade), non hanno un immediato accesso alle misure di accoglienza e cercano temporaneo riparo dove possono. Nulla di tutto ciò sta avvenendo.

In una città sempre più imbarbarita e violenta la discussione pubblica rimane dominata dall’ossessione dei respingimenti: ciò porta spesso le persone a nascondersi, a fare percorsi pericolosi e ad affidarsi alle rete criminali, che così alzano il prezzo dei loro servizi. Tutto ciò mentre le urla scomposte degli imprenditori dell’odio aizzano contro i migranti, adesso anche attraverso l’uso dei cani. Occorre invece un profondo cambiamento di atteggiamento e una rinnovata spinta verso un senso di umanità e di convivenza civile, prima che siano irrimediabilmente perduti. Affinché nessuno muoia sulla rotta balcanica, a Trieste o altrove».

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