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Donna in sella alla bici travolta e uccisa, automobilista patteggia 2 anni e 6 mesi

Roberta Zoff assieme ai due nipoti nella bellissima immagine scelta dalla famiglia per ricordarla

Roberta Zoff, 52 anni, morì in ospedale. L’uomo guidava alterato dall’alcol: oltre alla pena, revocata la patente. Avviata la causa civile per il risarcimento ai familiari: offerto oltre un milione 

GORIZIA. Il 26 giugno 2018, era pomeriggio, Roberta Zoff, 52 anni, di San Lorenzo Isontino, moglie dell’ex cestista Moreno Sfiligoi, era stata investita in via Isonzo, lungo la strada regionale 56, appena fuori il centro abitato di Cormons. La donna stava pedalando lungo il margine destro della carreggiata quando un’auto sopraggiunta dalla stessa direzione di marcia, l’aveva tamponata, facendola cadere violentemente sull’asfalto.

La donna era deceduta all’ospedale di Udine il giorno successivo. L’automobilista, M.S., 40 anni, residente a Trivignano Udinese, era risultato alterato dall’alcol. Accusato di omicidio stradale, l’uomo, rappresentato dagli avvocati Fruttarolo e Cappelletti di Udine, ha scelto il patteggiamento. La pena è di 2 anni e 6 mesi, con la revoca della patente di guida.


È questo l’esito dell’udienza preliminare, tenutasi martedì al Tribunale di Gorizia, che di fatto chiude la vicenda penale. Il marito, assieme alle figlie, le nipoti, nonché i genitori e il fratello di Roberta, non si sono costituiti parte civile. I familiari si sono affidati alla Giesse Risarcimento Danni di Gradisca d’Isonzo, gruppo specializzato nella gestione di incidenti stradali mortali. A rappresentarli nel procedimento è stato l’avvocato Alberto Tofful.

Rimane aperta, invece, l’azione sotto il profilo civile. Già risarcito un primo acconto, la Compagnia assicurativa del quarantenne ha proposto una somma sull’ordine di oltre un milione di euro non ritenuta congrua. La Giesse ha pertanto promosso una causa al Tribunale civile di Milano, sede legale dell’ente assicurativo, attraverso uno studio legale fiduciario milanese, al fine di tutelare i diritti in ordine al danno patito dai familiari.

Quel giorno d’estate Roberta stava percorrendo via Isonzo con la sua city-bike, in direzione di Cormons. Erano circa le 17, il tempo era sereno e la donna era visibile mentre pedalava lungo il ciglio stradale. A un certo punto, era sopraggiunta la Fiat 500 e il quarantenne al volante aveva tamponato la bicicletta facendo cadere violentemente la donna sull’asfalto.

Roberta aveva riportato gravi lesioni, tanto da essere stata elitrasportata all’ospedale di Udine, ricoverata in prognosi riservata. Il giorno successivo era intervenuto il decesso.

Sul luogo dell’incidente stradale erano giunti i carabinieri di Gradisca d’Isonzo per eseguire i rilievi. Le analisi ematiche alle quali era stato sottoposto il quarantenne avevano rilevato un valore di 0,8 grammi per litro di etanolo.

Durante l’udienza che ha portato al patteggiamento sono stati ripercorsi i fatti e le cause che avevano provocato il tragico sinistro. Secondo il consulente tecnico, ingegner Filippo Ciroi, incaricato dal pubblico ministero di accertare la dinamica dell’investimento, la Fiat 500 viaggiava a una velocità di 62 chilometri orari, al di sotto quindi del limite massimo di 70 chilometri orari consentito in quel tratto di strada extraurbano.

Dalla perizia della Procura è emerso quindi che l’uomo non era stato in grado di mantenere il controllo della propria vettura, non accorgendosi della ciclista che stava percorrendo via Isonzo regolarmente accostata sul margine destro della carreggiata.

I responsabili della sede Giesse di Gradisca, Denis Bevilacqua e Riccardo Rigonat, hanno osservato: «È stata una morte assurda, questo incidente ha lasciato sgomenta un’intera famiglia e un’intera comunità nella quale Roberta era benvoluta e stimata».

Roberta era conosciuta e apprezzata, la sua morte aveva colpito non solo la comunità di San Lorenzo Isontino, paese dove viveva assieme alla sua famiglia, ma anche quelle di Cormons, dov’era avvenuto l’incidente stradale, di Mossa, dove la donna era originaria e nella quale il padre Edoardo era stato sindaco negli anni Ottanta, nonché di Gorizia.

 

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