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Misure anti-migranti, il Comune di Trieste: «Cani poliziotto lungo il confine»

Un cane poliziotto in una foto di repertorio

Mozione di Fratelli d’Italia adottata dal vicesindaco Polidori: contatterà la Questura. In Consiglio insorgono Italia Viva, Pd e M5s: "Un'idea semplicemente spaventosa"



Cani al confine per «combattere e arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina». Lo chiederà il Comune di Trieste alle istituzioni dopo che la giunta, nelle vesti del vicesindaco Paolo Polidori, ha fatto propria una mozione di Fratelli d’Italia che chiede la «riattivazione del nucleo cinofili della Questura di Trieste».


Il passaggio sui cani al confine ha fatto indignare il centrosinistra, e conferma come il tema migratorio sia tra i più forieri di gazzarra in aula. Anche il M5s è perplesso di fronte a una «mozione in cui il Consiglio dice in sostanza alla polizia di Stato cosa fare».

Il testo è firmato dai consiglieri di Fratelli d’Italia Gabriele Cinquepalmi, Claudio Giacomelli, Salvatore Porro: «Il sindaco si attivi presso gli organi competenti per chiedere il ripristino del nucleo cinofili della polizia di Stato di Trieste al fine di poter garantire un più ampio e completo servizio per la sicurezza dei cittadini», è il succo della mozione. Le unità cinofile, scrivono i firmatari, sono state «temporaneamente» chiuse nel 2002: «Quel “temporaneamente” è diventato definitivo per cui il servizio non è mai stato riaperto, e da allora le unità cinofile non sono più presenti».

I meloniani spiegano poi quali sarebbero gli obiettivi principali delle guardie canine, e il comunicato stampa diramato in proposito parte proprio dal tema dei migranti: «Le unità cinofile costituiscono, per esempio, uno degli strumenti più efficaci per combattere e arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, che, proprio negli ultimi mesi sta assumendo, nei nostri territori, dimensioni mai viste prima, considerando che i canali di transito di questi soggetti sono spesso impervie zone carsiche a cavallo dei confini».

Fratelli d’Italia dice poi che il «punto centrale» è la lotta alle droghe: «Esse sono una piaga in generale, ma nelle scuole sono un vero e proprio obbrobrio che deve essere sradicato con tutti i mezzi».

Ha da ridire la consigliera del Misto ed esponente di Italia Viva Antonella Grim: «Sono rimasta impietrita leggendo il passaggio sull’immigrazione. Cani quindi per “stanare” quei “soggetti”? Al netto dell’ottimo utilizzo delle unità cinofile per le attività di ricerca di sostanze stupefacenti, capisco che inserire un “pizzico di migranti” ci stia sempre in questo periodo, ma lo trovo davvero spaventoso». Critica anche la capogruppo del Partito democratico Fabiana Martini: «Noi e il resto del centrosinistra non abbiamo votato l’urgenza, visto che il problema sussiste dal 2002. Quanto al passaggio sui migranti, è un’occasione per fare propaganda. Dovrebbero spiegarci a cosa servono i cani al confine. A lanciarli all’inseguimento dei migranti?». Martini ha dubbi anche sul resto: «La droga è ovviamente un problema, ma come sempre la proposta non agisce sulle cause. Ci si limita a un’uscita eclatante che consente alle forze politiche di mettere la bandierina. Peraltro si tira per la giacchetta la polizia di Stato, con uno sforamento di competenze. Avessero chiesto di dare i cani alla polizia locale avrei almeno capito, ma così è difficile da commentare».

Anche il pentastellato Paolo Menis è scettico sull’opportunità della mozione: «Che il Comune chieda alla polizia di Stato di usare di più le unità cinofile mi pare un po’ assurdo. Lo saprà la polizia quali sono gli strumenti migliori per garantire la sicurezza. La finanza ad esempio le unità cinofile sul nostro territorio già le ha, quindi non è che non ci siano». —



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