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«Industria, la crisi morde: sono 1500 i posti in bilico» Sindacati contro Dipiazza

La protesta dei lavoratori Sertubi

Venerdì 15 presidio in piazza Unità per chiedere interventi a sostegno del settore «Il manifatturiero è solo il 10% del Pil triestino». Sul sindaco: «Ignora i problemi»

TRIESTE Obiettivo: Roberto Dipiazza. Motivo: il sindaco ignora o finge di ignorare la crisi del settore industriale a Trieste, ritenendo che la città viva un momento positivo legato soprattutto ad alcuni grandi progetti e all’afflusso turistico. Protesta: venerdì 15 novembre, ore 17, presidio in piazza Unità e assemblee sui luoghi di lavoro.

Ricadute occupazionali: 1500 posti ritenuti a rischio, comprese le attività indotte, con una forte concentrazione in Ferriera, valutabile tra un terzo e la metà del totale provinciale. Principali punti critici: Wärtsilä, Flex, Sertubi, Burgo, Dukcevich, Colombin. Debolezza strategica: il manifatturiero rappresenta solo il 10% del Pil triestino, basandosi su una struttura produttiva multinazionale in larga misura poco connessa con il territorio.



Cgil con Michele Piga, Cisl con Luciano Bordin, Uil con Antonio Rodà hanno aperto il fuoco ieri mattina contro il Municipio dalla sede cigiellina di via Pondares. «Dipiazza non può fare finta di niente - ha dato le carte Piga - o dire che il Comune non ha gli strumenti di azione in ambito industriale. Perché il Comune è presente nel Coselag (ex Ezit, ndr), è proprietario di un asset straordinario come Porto vecchio, è firmatario di un accordo di programma sull’area di crisi industriale complessa».



Rodà gira il coltello nella piaga della polemica: «Mi ricordo del sindaco, quando lo scorso 19 febbraio abbandonò una riunione convocata in via Trento dall’assessore regionale Bini, dedicato alla crisi industriale triestina. Era disturbato dalle cattive notizie. A Dipiazza rammento che sono 14.000 i lavoratori nel manifatturiero e che un’economia sana non può fondarsi solo sul turismo, ma deve contemperare tutte le energie presenti e attivabili».



A proposito di Comune, a Bordin viene in mente che Trieste possiede il 4% di Hera, controllante di AcegasApsAmga: «Quando nel 2012 Hera acquisì la multiutility, allora si parlava di investimenti. Dipiazza dovrebbe ricordarlo a Bologna».

I “triplicisti” incalzano all’unisono: «Trieste ha 7000 disoccupati, alla faccia del momento magico! Le situazioni di crisi non possono essere affrontate a livello di singola azienda, necessita una politica industriale che promuova gli investimenti». La risposta del terziario è insufficiente - si contesta - anche perché in termini salariali le paghe del commercio sono sensibilmente inferiori a quelle dei comparti industriali.

Il pettine sindacale, sia pure con minore veemenza, non risparmia neppure l’Autorità portuale, perché dai punti franchi, dall’operazione-Bagnoli, dal Coselag (52% Ap, 48% distribuito tra i Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo) non sono ancora giunti risultati concreti in termini di insediamenti produttivi. «Stiamo attenti - puntualizza Piga - a non immiserire l’opportunità puntofranchista in un enorme magazzino. La logistica non sfama la città. Coselag è uno strumento che va rivisto, nella gestione e nelle finalità, perché sono assenti imprese e sindacati».

Piga-Bordin-Rodà aprono il gioco su Fincantieri, «il maggior traino del territorio». A Giuseppe Bono chiedono chiarezza sui 1800 assumendi («diretti o indiretti?») e sul recupero, soprattutto a Trieste, di attività dell’indotto «da tempo trascurate». —


 

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