Contenuto riservato agli abbonati

Epopea a lieto fine della fibrosi cistica

Un laboratorio (foto di repertorio)

Ci sono voluti 30 anni per passare dalla conoscenza alla terapia. La scienza è lenta rispetto ai bisogni dei malati ma fortunatamente inesorabile nel trovare alla fine una soluzione: una riflessione da tenere presente quando ci vengono proposte soluzioni veloci e miracolose

TRIESTE Era l’8 settembre del 1989 quando la rivista Science pubblicò un articolo che rimarrà nella storia della medicina: riportava l’identificazione di Cftr, il gene responsabile della fibrosi cistica. La copertina mostrava la fotografia di un bambino, uno degli oltre 80mila al mondo con la malattia. Sono tutti nati da genitori sani, ma hanno avuto la sfortuna di ereditare da entrambi una copia mutata di Cftr. La malattia colpisce i polmoni e il sistema digerente; a quel tempo, i pazienti morivano da teen-ager, ora arrivano a quarant’anni grazie alle terapie di sostegno.

Clonare il gene fu un’impresa epica: senza le moderne tecniche di sequenziamento, si partiva dalle famiglie e si cercava di restringere la localizzazione del gene a una specifica regione di un cromosoma, per poi andare ad analizzare tutti i geni là contenuti uno ad uno. Si scoprì che Cftr codifica per una proteina che, sulla superficie delle cellule, regola il traffico degli ioni cloro; in sua assenza il muco prodotto è denso e si infetta facilmente.


Sono oltre 1700 le mutazioni che possono colpire Cftr, ma il 90% dei pazienti con la fibrosi cistica ne portano almeno una caratteristica, chiamata DeltaF508. Questa mutazione ha due conseguenze: impedisce che Ctfr assuma una struttura normale e ne diminuisce l’attività. Cominciò ad affacciarsi l’idea di trovare delle piccole molecole chimiche in grado di compensare a questi due difetti.

Nel 2012 fu approvato un primo farmaco che contribuiva ad attivare la proteina, ma questo funziona soltanto in una piccola percentuale dei pazienti con un’altra mutazione. È invece di questa settimana la notizia, accolta con molta emozione sia da parte dei pazienti che degli investigatori, che la combinazione di tre farmaci diversi, chiamata Trikafta, riesce a compensare la mutazione DeltaF508 e restituisce una funzione quasi normale ai polmoni. Il risultato di due grandi sperimentazioni cliniche, una su 403 pazienti in 115 ospedali di 13 paesi e l’altra in 44 ospedali in 4 paesi, pubblicate sul New England Journal of Medicine la prima e su Lancet la seconda è stato così convincente da persuadere l’Fda ad anticipare di 5 mesi l’approvazione della combinazione dei tre farmaci, per ora per i pazienti con più di 12 anni di età.

È stato un grande anno quel 1989, ma ce ne sono voluti altri 30 di anni per passare dalla conoscenza alla terapia. La scienza è lenta rispetto ai bisogni dei malati ma fortunatamente inesorabile nel trovare alla fine una soluzione: una riflessione da tenere presente quando ci vengono proposte soluzioni veloci e miracolose –

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


 

Video del giorno

Trieste, tra mosaici e boiserie: ecco il nuovo bar illy Ponterosso a Palazzo Berlam

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi