Adesso il Carciotti snobbato da Graz fa gola agli ungheresi

Dopo il caso Fleissner e l’offerta con cauzione troppo bassa ecco un pool di imprenditori magiari interessato al palazzo



Altroché irredentismo adriatico, qui ritorna l’Austria Ungheria.


E il Carciotti è un vero campo di manovra dove si misura la mitteleuropea reviviscenza: se un austriaco innesta la retromarcia per aver auto-ridotto la cauzione dopo aver ottenuto due proroghe, ecco invece avanzare un pool di imprenditori ungheresi che dietro di sé avrebbe persino il governo di Budapest. Gli aspiranti acquirenti magiari, che avrebbero incontrato Dipiazza, sarebbero arrivati tardi per l’asta di venerdì scorso, ma potrebbero rientrare in pista una volta che il Comune avrà fatto il punto sullo sconcertante episodio di ieri l’altro, che ha visto protagonista lo stiriano Gerhard Fleissner.

Lorenzo Giorgi, assessore all’immobiliare, era presente venerdì mattina al pasticciaccio. Per il vertice politico-amministrativo del Municipio, il Carciotti è come una minestra “riposata”, meglio assaggiarla dopo un po’ di tempo: «La prossima settimana Santi Terranova ed Enrico Conte studieranno l’accaduto, innanzitutto per comprendere se l’asta sia andata deserta o si sia effettivamente tenuta, anche senza l’aggiudicazione». Una valutazione pregiudiziale - osserva Giorgi - per decidere come proseguire con la vendita, «se bandire un’altra asta o se passare alla trattativa diretta».

Lo spassoso e inedito “caso Fleissner”, l’ingegnere di Graz che ha scontato la cauzione da 1.490.000 euro a 155.000 euro, è rimbalzato negli ambienti economici triestini, soprattutto quelli immobiliari, attenti agli esiti di queste aste. Secondo Stefano Nursi, presidente di Fiaip, «l’austriaco non era convinto dell’operazione, forse non ha completato le analisi che un progetto di queste dimensioni comporta, così ha optato per un deposito ridotto al minimo, giusto per restare al tavolo». «Un comportamento incomprensibile – prosegue Nursi – quando Cassa depositi e prestiti ha venduto l’ex Intendenza di finanza, ha subito chiarito che senza cauzione non se ne sarebbe neppure parlato». «Il Carciotti è un dossier complicato – conclude – un fondo mi aveva contattato, poi si è tirato indietro davanti alla previsione dei costi di ristrutturazione».

Filippo Avanzini (Gabetti Trieste), che aveva seguito palazzo Artelli, ritiene ancora troppo alta la quotazione del Carciotti (14,9 milioni) e pensa che Fleissner abbia inteso mandare un segnale di attenzione in attesa che il prezzo del palazzo si abbassi.

Più secca l’opinione di Armin Hamatschek, il manager austriaco che si occupa per Mid della riqualificazione dell’ex Fiera. «Quando abbiamo comprato l’area, avevamo i soldi anche della cauzione», dice ironizzando sulla tenuta progettuale-finanziaria del tentato sbarco del connazionale.

«Ho letto di un investimento da 100 milioni sul Carciotti – insiste –, la stessa cifra che impegniamo sull’ex Fiera. Ma noi abbiamo una superficie di 24 mila metri quadrati e il Carciotti di 5 mila. Per recuperare un intervento così oneroso, quanto si pagherà una stanza all’hotel Carciotti? Mi sembra fumo negli occhi: Fleissner ha voluto farsi un po’ di propaganda». —



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