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Agenti uccisi, c’è lo psichiatra star della tv: «Il killer matto? No, criminale addestrato»

Meluzzi è il consulente della famiglia Rotta. «Lucido, strategico. Sparava con due pistole in corsa come un professionista»

TRIESTE «Il video con le immagini della fuga dalla Questura parla chiaro. Siamo di fronte a un uomo lesto e pieno di destrezza, in grado addirittura di sparare con due pistole in corsa, roba da film. È del tutto evidente che in passato ha ricevuto un addestramento militare o, più probabilmente, criminale. Mi fa venire in mente le pandillas, le feroci gang dell’America Latina». Non lascia spazio ai dubbi il “profilo” tratteggiato da Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, nonché notissimo volto televisivo nelle trasmissioni che si occupano di cronaca nera e, ultimamente, anche in quelle dedicate all’attualità politica.

Proprio Meluzzi sarà uno degli esperti chiamati a esaminare la mente di Alejandro Augusto Stephan Meran, il 29enne dominicano che il 4 ottobre in Questura ha ucciso gli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. È il consulente di parte al quale si affideranno i familiari di Rotta (con l’avvocato Cristina Maria Birolla del foro di Trieste) in vista della superperizia psichiatrica che la Procura disporrà nei prossimi giorni.


Nel corso della sua carriera ha già ricoperto l’incarico di consulente in casi giudiziari epocali come gli omicidi di Meredith Kercher a Perugia e di Yara Gambirasio a Brembate: in entrambi i procedimenti, però, lo psichiatra e criminologo era stato consulente delle difese, rispettivamente per Rudy Guede e Massimo Giuseppe Bossetti. A Trieste Meluzzi sarà invece consulente della futura parte civile e ieri ha anticipato al Piccolo la sua “diagnosi” sull’indagato: totalmente capace di intendere e di volere.

«Parliamo di una persona che palesemente ha sparato per uccidere – premette lo psichiatra –. Lo dimostrano i due agenti morti, lo confermano le immagini del video diffuso dalla Polizia quando spara per garantirsi la fuga. Prima ancora lo si vede mentre controlla che dietro la porta di una stanza non ci sia qualcuno. Si mostra lucido, addirittura strategico».

«Questo sarebbe il comportamento di un folle? Forse ci possono credere solo la madre e il fratello – continua Meluzzi –. Io dico che cercare di far passare per un paziente psichiatrico quello che appare in realtà un criminale addestrato costituirebbe un oltraggio anzitutto nei confronti degli agenti uccisi, delle loro famiglie e del corpo della Polizia di Stato. Un insulto alla logica, al buon senso e, aggiungerei, un’offesa ai veri pazienti psichiatrici, tanto più nella città di Franco Basaglia. Abbiamo passato gli ultimi cinquant’anni ad insegnare alla gente che non bisogna avere paura dei pazienti psichiatrici». «Possibile – aggiunge il consulente – che adesso, appena un extracomunitario commette un efferato delitto, salti fuori la scusa della malattia mentale? Abbiamo già visto casi in cui prima l’assassino uccide e poi si mette a fare il matto per evitare la condanna. Qui siamo di fronte a una devianza che non ha nulla a che fare con la psichiatria, tantomeno con una temporanea diminuzione della capacità di intendere e di volere. Riguardate quel video e ditemi se un malato di mente si muove in quel modo. Riguardatelo mentre corre e spara in contemporanea con due pistole. La sua è devianza di tipo criminale. Di più: per me è un criminale professionista ben addestrato. Purtroppo i due agenti uccisi non potevano saperlo quando si sono ritrovati soli con lui».

«Da consulente – conclude Meluzzi – mi batterò come un leone affinché si accerti che l’indagato era perfettamente capace di intendere e di volere. Anche se si metterà a raccontare che vede gli ufo o la Madonna non riuscirà a convincerci». —


 

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