Il commosso saluto a Sveva di un intero palazzetto che rimarrà nella storia dello sport cittadino

L’Allianz Dome le ha dimostrato tutto il suo affetto tra striscioni, musiche e bimbi sul parquet 

All'Allianz Dome la coreografia da brividi dedicata alla piccola Sveva

TRIESTE Sveva. Per sempre. Non era mai successo prima e il ricordo resterà, indelebile. Un piccolo angolo di storia. Un grande angelo. Per una sera una squadra di basket sulla magliette non aveva il marchio di uno sponsor. Non aveva la sigla di una città. Aveva un nome. Sveva. Per una sera l’Allianz Dome ha tifato per la Sveva Trieste. Il nome della bambina sul maxischermo.

I ragazzini del minibasket che, due alla volta, hanno accompagnato l’ingresso sul parquet dei giocatori. Il più caldo degli applausi per sottolineare la presentazione dei giocatori biancorossi. Sugli spalti migliaia di cartoncini bianchi con il nome di Sveva. Parecchi tifosi per una volta tradiscono la maglietta rossa con la scritta “Siamo Trieste”, reindossano quella t-shirt con il cuore e un nome che avevano portato una sera di diversi mesi fa, quando la battaglia era cominciata da poco. Trieste non aveva potuto tributare l’omaggio che avrebbe voluto, due settimane fa.

Doveva essere la sera di Sveva, quella contro l’Olimpia Milano. Le conseguenze dell’acquazzone provocarono l’inagibilità dell’impianto e l’inversione del campo. Il minuto di applausi che attraversò l’Italia, dai parquet della A alle categorie giovanili, partì dal Palalido di Milano, dallo striscione dei tifosi triestini al seguito. Un omaggio che aveva fatto seguito alla fiumana di occhi lucidi e cuori straziati che avevano voluto dare l’ultimo saluto a Sveva nella sala azzurra di via Costalunga. C’era la sua maglietta, quella color rosso acceso della Trieste Academy, in evidenza, quella mattina. Una maglietta che i triestini avevano imparato a conoscere per averla vista in una fotografia che aveva accompagnato mesi di speranza. Di illusioni. Di incoraggiamento. Di abbracci alla famiglia. Reali e virtuali. Qualche volta anche dalla più fredda delle dimensioni, il web, può arrivare calore, se ci si mette il cuore.



E di cuori all’Allianz ce ne sono cinquemila. Prima della palla a due il pubblico si alza in piedi. I cartoncini sollevati. Dalla curva Nord, sotto un lungo striscione “Continua a giocare tra il sole e le stelle. Ciao Sveva”, un grande, splendido lenzuolo con il disegno del profilo di una bambina dalla coda di cavallo che tira a canestro. In sottofondo la versione al pianoforte di quella che è stata la storica colonna sonora della promozione in serie A, quell’ “L’Amour Tojours” di Gigi D’Agostino che accompagnò la corsa degli eroi che Sveva amava verso un sogno.

Potenza dei sentimenti, con le languide note di un pianoforte ci si commuove anche con la dance. E l’applauso, quello che la Federazione Pallacanestro aveva voluto portare su tutti i campi per celebrare il coraggio di una bambina e della sua famiglia uniti contro il male? C’è anche quello. Appena si spengono le note del piano e vengono riposti i cartelli. Ancora in piedi. Per Sveva. Nell’intervallo il parquet è invaso dai piccoli cestisti. Quidditch Basketball. Piaceva a Sveva. Gioco e pallacanestro. Piacerebbe a qualsiasi bambino. I bambini corrono e sorridono. E ogni canestro è come se lo segnasse Sveva. Applausi. Per tutto il campionato i giocatori di Trieste porteranno un logo con un cuore sulle magliette. Continueranno a lottare nel ricordo di Sveva.—

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