«Statua del Vate curto, nessuno paga gli errori». Il M5s solleva il caso

La statua di Gabriele D’Annunzio in piazza della Borsa con i difetti (lasorte)

Bocciata in IV circoscrizione la mozione per rimediare ai difetti della scultura. «Il centrodestra vuole sostituire la panchina con una sedia»

TRIESTE Una statua copia di una copia (l’originale sta al Vittoriale e una copia sul lungolago di Gardone Riviera). E con evidenti errori di installazione. L’esteta Gabriele D’Annunzio non avrebbe apprezzato. E neppure i consiglieri del Movimento 5 Stelle della Quarta circoscrizione (Gianluca Pischianz, Adriana Panzera e Indira Gregovich), attenti a come vengono «spesi i soldi dei cittadini», che hanno presentato una mozione sugli errori nella realizzazione della statua di D’Annunzio.

Trieste, il pellegrinaggio alla statua di D'Annunzio tra abbracci e selfie

L’opera seriale del Vate seduto sulla panchina di piazza della Borsa è costata 20 mila euro. La colpa non è dello scultore Alessandro Verdi, ma di chi ha preso male le misure: «A Trieste abbiamo esperienza di moltissimi lavori appaltati dal Comune che abbisognano una volta terminati di ritocchi, ripristini e rifacimenti anche totali», spiegano i consiglieri del M5s della Quarta circoscrizione -. Esempi sui lavori rifatti ce ne sono tantissimi: la pavimentazione di piazza Unità, il “Ponte curto”, le pitturazioni nelle scuole, l’uscita dell’ascensore di Park San Giusto, il tetto della piscina Bianchi, le caditoie d’acqua per il drenaggio nelle zone pedonali, e questi solo per citarne alcuni. Non da ultima, e forse non così grave, la statua di Gabriele D’Annunzio, che ci ha però dato lo spunto per presentare una mozione con la quale abbiamo chiesto di fare uno sforzo ai consiglieri e segnalare i lavori appena fatti agli uffici del Comune, in modo da poter intervenire celermente e far ripristinare a regola d’arte i lavori non corretti, logicamente a spese di chi ha commesso l’errore».

La pedana su cui si appoggia il Vate curto (Lasorte)


Si tratta, in questo caso, del rialzino in marmo per i piedi (che involontariamente denuncia la scarsa statura del poeta) e dello schienale malamente imbullonato alla panchina fatto apposta per Trieste e non “utilizzato” dalla statua a causa delle misure sbagliate.

«Con questo spirito volevamo partire dalla statua appena sistemata, senza peraltro giudicarne la scelta, che da subito è sembrata errata nella collocazione, con i piedi che non toccano la pavimentazione, così come la schiena che non poggia sullo schienale. I rattoppi utilizzati per migliorarne l’aspetto (la pedana per i piedi e le toppe in bronzo sulla schiena) rendono ancora maggiormente visibile l'errore nella realizzazione», spiegano Pischianz, Panzera e Gregovich: «Per questo abbiamo chiesto che il lavoro venisse rifatto a spese di chi ha commesso gli errori, cosa peraltro che succede nelle case di ognuno di noi».



La mozione non è passata. «Purtroppo con stupore tutto il centrodestra - concludono i consiglieri M5S - ha votato contro, pur ammettendo che la realizzazione della statua fosse sbagliata, anzi chiedendo che venga tolta la panchina e venga fatta una sedia, cosa che a nostro modo di vedere toglierebbe l’unica idea bella del progetto». Magari per la sedia di D’Annunzio si potrebbe riciclare lo schienale errato. Resterà il mistero di cosa ci fa il Vate seduto su una sedia in piazza della Borsa, impegnato a leggere un libro con la dedica: “Trieste, maggio 1902”. Nulla a che vedere con l’impresa di Fiume di un secolo fa. Nel maggio 1902 D’Annunzio è a Trieste al seguito di Eleonora Duse, impegnata al Teatro Verdi con la Gioconda. La coppia di amanti alloggia all’Hotel de la Ville dove ora c’è la Fincantieri. —

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