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Mezzo secolo di ospitalità per daini, caprette e fagiani

Il parco creato a Prosecco attorno al mobilificio Elio è diventato nel tempo  un’attrazione irrinunciabile per chi ama la natura. Ma guai a dare cibo ai cuccioli

TRIESTE I daini, le caprette, le oche, i fagiani e un tempo anche i rapaci. Gli animali ospitati nel parco di Mobili Elio a Prosecco sono un’attrazione che da decenni appassiona i bambini, e incuriosisce anche molti turisti di passaggio a Trieste. Quell’ampio recinto pieno di ungulati è da sempre un’attrazione della zona, indicata anche in mappe e guide che la indicano come “parco dei daini”.

Ma come sono nati quel ricovero per i daini e quel parco che, nei decenni, ha consentito a molti di ammirare diverse specie animali, dalle aquile ai pavoni, dai cervi ai danni, dalla caprette alle oche? «Fin da piccolo ho sempre manifestato un’incredibile passione per gli animali - ricorda Elio Strolego, il fondatore dello storico mobilificio, e vero punto di riferito di tutte quelle bestiole -. Portavo a casa ogni esemplare trovato sulla mia strada: i miei genitori dovevano frenare quel mio desiderio di salvare animali in difficoltà o di dare ospitalità a quelli che recuperavo».


Strolego ricorda ancora che a 5 anni, a casa di un suo amico, una cagnolina aveva partorito da pochi giorni. «Venni letteralmente rapito da quei cuccioli - ammette -: ne presi uno, recuperai della paglia utile a creargli una comoda cuccia e lo portai a casa. Lo sistemai in un angolo nascosto ma mia madre lo trovò, si accorse che era un cucciolo ancora da latte e lo riportò dalla madre».

La passione per gli animali di Strolego trovò maggior concretezza quando, oltre mezzo secolo fa, realizzò quel mobilificio a Prosecco, realizzandogli attorno un ampio parco dove «nel 1971 - racconta - portati dal Cansiglio, arrivarono tre daini. Oggi ne ospito una trentina: si riproducono, ma ogni due, tre anni, per questioni legate alle linee di sangue, ne sostituisco alcuni, trasferendone un gruppo nuovamente in Cansiglio e ospitandone degli altri».

Da allora quegli animali, ogni giorno, attraggono decine di persone che vengono ad ammirarli e, «purtroppo - osserva Strolego - anche a gettare nel recinto pane e altro cibo dannoso per la salute di queste bestiole. Ho messo dei cartelli per invitare la gente a non dare da mangiare agli animali ma nulla, loro insistono».

La famiglia Strolego ha una persona che si dedica esclusivamente alla cura degli animali. Un lavoro non indifferente visto che nell’ampio parco, oltre ai daini, ci sono oche, anatre, faraone, galline, fagiani e capre. «Fino a poche settimane fa avevamo anche due pavoni, - spiega l’imprenditore -. Purtroppo, una volpe li ha uccisi». L’amico fidato di Strolego è Ginevra, una Jack Russel di due anni. Fino a che la Regione non ha strutturato in modo diverso il sistema di ricovero degli animali selvatici in difficoltà, attribuendo nella nostra provincia all’Enpa questo compito, Strolego per la Forestale era un punto di riferimento. «Mi affidavano rapaci, caprioli e altri animali dei quali io mi prendevo cura, aiutandoli nel recupero prima della loro reintroduzione in natura», riferisce. Così erano arrivate lì due aquile: una ha vissuto fino 35 anni, l’altra fino a 42 anni. –


 

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