Croazia, è scontro sulla scuola: l’aumento dei salari non basta

Insegnanti, dopo quasi una settimana di scioperi il premier annuncia rialzi del 6%. Ma i sindacati rispondono picche: avanti con la protesta a macchia di leopardo

ZAGABRIA L’annuncio da parte del premier non basta a placare le acque: gli insegnanti in Croazia continuano a scioperare, e il braccio di ferro con il governo prosegue. È il risultato di una giornata, quella di ieri, che si è aperta con le parole di Andrej Plenković, pronunciate dopo quasi una settimana di scioperi attuato nella gran parte degli istituti del Paese. Il premier ha annunciato un aumento del 6,12% dei salari - quello che chiedevano appunto i sindacati del settore - per tutti i dipendenti pubblici. L’aumento, è stato precisato, sarà onorato nel corso del prossimo anno in tre tranche da 2% l’una e verrà pagato tramite il posticipo della riduzione dell’Iva dell’1%, inizialmente prevista per il prossimo primo gennaio. «Al tempo stesso, ci rendiamo conto che molti indici di complessità del lavoro sono ingiusti e sono stati modificati in modo incoerente negli ultimi anni. Intendiamo risolvere questo problema e per farlo assumeremo degli esperti che lavoreranno unicamente allo stabilire degli indici di complessità reali e basati su delle analisi dettagliate», ha dichiarato il premier davanti al Parlamento croato.

Ma se l’annuncio mirava a calmare le acque in un caso che aveva portato alcuni partner di maggioranza a minacciare di far saltare il governo, le parole di Plenković non hanno soddisfatto i sindacati. In una conferenza stampa tenuta subito dopo il discorso del premier, i rappresentanti sindacali del personale scolastico hanno respinto l’offerta al mittente, annunciando che lo sciopero continuerà a oltranza. «Abbiamo visto che forma ha il dialogo promosso dal governo. Per la prima volta un primo ministro annuncia un aumento salariale con un discorso in parlamento», ha commentato Branimir Mihalinec, presidente del Sindacato indipendente degli insegnanti delle scuole superiori, secondo cui «i negoziati sono stati completamente ignorati» così come «le richieste precise di un cambiamento nel coefficiente di complessità del lavoro». «Consideriamo questa proposta come una base iniziale per i negoziati», ha affermato Vilim Ribić, del Sindacato indipendente per l’educazione superiore, rincarando però con l’accusa a rivolta Plenković di voler «ingannare parte del pubblico in un modo molto scorretto».


Continua così la protesta che gli insegnanti hanno fatto partire lo scorso giovedì, quando circa l’80% dei docenti non si è presentato in classe mentre nei giorni successivi lo sciopero è proseguito a macchia di leopardo coinvolgendo - una regione dopo l’altra - tutto il paese. Tra le richieste avanzate dai sindacati figura effettivamente un aumento salariale di circa il 6% (80 euro al mese, da aggiungersi ai circa 910 euro che ricevono mensilmente gli insegnanti croati). Ma quell’aumento doveva essere realizzato attraverso la revisione dell’indice di complessità del lavoro, coefficiente che determina non gli importi delle buste paghe ma le caratteristiche del lavoro e dell’impegno dei docenti. Per i sindacati, gli stipendi degli insegnanti croati - anche se più alti della media nazionale di circa 860 euro al mese - restano troppo bassi rispetto a quelli del resto del comparto pubblico e andrebbero rivisti al rialzo.

Ecco che la risposta di Plenković non ha incontrato così il favore della categoria. E oggi lo sciopero proseguirà negli istituti scolastici di quattro Regioni: quella zaratina, l’area di Vukovar e dello Srijem, quella di Karlovac e infine la regione di Sisak e della Moslavina. Nel frattempo, al premier arrivano anche le critiche di altri attori economici. Davor Huić, il presidente dell’Associazione dei contribuenti “Lipa”, ha definito «una catastrofe» l’aumento indiscriminato degli stipendi pubblici, mentre Davor Majetić, dell’Associazione dei datori di lavoro, ha criticato «un aumento delle spese pubbliche non accompagnato da riforme». —


 

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