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Skopje e Tirana verso l’Europa bloccate dal veto della Francia

Da sinistra il presidente francese Macron, il premier macedone Zaev e la cancelliera Merkel

Parigi, spalleggiata dall’Olanda, non vuole dare a Macedonia del Nord e Albania lo status di Paesi in via di adesione. Macron chiede la riforma dell’intero processo

BRUXELLES Doveva essere il Consiglio europeo della consacrazione, ossia della concessione a Macedonia del Nord e Albania dello status di Paesi in via di adesione all’Ue. Soprattutto dopo che il Bundestag tedesco aveva dato via libera al governo di Angela Merkel di dare semaforo verde a Skopje e Tirana. E, invece, la riunione di domani e venerdì dei primi ministri dei 28 Paesi comunitari si preannuncia alquanto tesa. Chi proprio non vuole mollare e permettere a Macedonia del Nord e Albania di iniziare il proprio percorso verso Bruxelles e punta i piedi è la Francia, un pezzo da novanta sullo scacchiere europeo.



Ieri il Consiglio Affari generali di Lussemburgo non ha raggiunto l’unanimità sul via libera alle trattative e il dossier è stato trasferito al tavolo dei leader che lo discuteranno durante il Consiglio europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles. «Il presidente del Consiglio Tusk presenterà il tema al Consiglio Ue», ha aggiunto la presidente di turno della Ue, la finlandese Titty Tuppurainen. «Abbiamo sondato tutte le possibilità, inclusa l’idea del disaccoppiamento - ha aggiunto la ministra finlandese - tutti i Paesi riconoscono i passi avanti fatti, ma non si è arrivati a un accordo e la questione sarà discussa al Consiglio europeo. Io sono ancora fiduciosa che al Consiglio possano esserci degli sviluppi positivi». A frenare sull’avvio dei negoziati è stata in particolare,come detto, la Francia, mentre l’Italia, ha detto il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, ha dato «sostegno pieno ad aprire i negoziati, entrambi i Paesi ne hanno diritto».



A giugno, i ministri degli Affari europei dell'Ue hanno rinviato la decisione di aprire i negoziati di adesione con la Macedonia settentrionale e l'Albania a ottobre, tra riserve di Germania, Francia e Paesi Bassi. Già a giugno, sembrava che una decisione positiva potesse essere promessa solo in autunno a Skopje, ma non c'erano garanzie. Pochi giorni prima della decisione dell'Unione, vengono confermate le previsioni pessimistiche di giugno. Secondo informazioni non ufficiali, la Francia si oppone all'avvio dei negoziati di adesione con entrambi i Paesi e condiziona questo passaggio a una riforma fondamentale del processo di valutazione dei progressi nei negoziati di adesione, che Parigi ritiene sia troppo flessibile e troppo tecnica. In tal modo, Parigi può contare sulla solidarietà dei Paesi Bassi, i quali sostengono che Tirana non sta combattendo sufficientemente la corruzione e si oppone solo però all'avvio dei negoziati con l'Albania, sostenendo al contempo i negoziati con la Macedonia del Nord. A questo punto, mentre l’opera di mediazione è in corso, si possono ipotizzare diversi scenari. Il più ottimista e meno probabile è che entrambi i Paesi ottengano il via libera. In alternativa, che ottengano tutti e due il semaforo verde alle nuove condizioni. La terza opzione è aprire i negoziati solo con la Macedonia del Nord, ma è anche possibile un nuovo rinvio della decisione. Fonti dell'Ue hanno sottolineato che i negoziati si trovano in una fase molto delicata e che non vogliono parlare di posizioni individuali. Anche se uno o entrambi i Paesi riceveranno il via libera per iniziare i negoziati di adesione, la domanda è quando inizieranno effettivamente. È stata discussa la possibilità di tenere la prima conferenza intergovernativa entro la fine dell'anno, che al momento sembra difficile.

Alla fine di maggio, la Commissione europea ha raccomandato l'apertura di negoziati con entrambi i paesi, considerando che avevano soddisfatto le condizioni per questo passaggio: la Macedonia del Nord con un accordo storico di cambio di nome con la Grecia e l'Albania con una riforma giudiziaria radicale e ambiziosa. La Macedonia del Nord attende questo passo dal 2005, quando ha ottenuto lo status di candidato, e l'Albania, che ha ottenuto lo status di candidato nel 2014, quest'anno ha ricevuto una seconda raccomandazione positiva di Bruxelles per aprire i negoziati.

In entrambi i Paesi c’è molto da lavorare, soprattutto sul piano della lotta alla corruzione, ma va sottolineato che alle ultime elezioni amministrative Tirana non ha dato certo un esempio di allineamento con i criteri democratici occidentali. In Albania le collusioni tra mafia e potere politico sono in alcuni casi addirittura conclamati ma a Bruxelles molti, forse troppi preferiscono fare spallucce e continuare a fare affari. —


 

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