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Fatture false per 40 milioni di euro: triestina ai domiciliari per evasione

Scoperto un giro di società fantasma costituite in Italia e all’estero costituite per evadere l’Iva. Cinque in tutto gli indagati

2 minuti di lettura

TRIESTE Fatture false per almeno 40 milioni di euro, e sono solo quelle accertate. È stata smantellata ieri un’organizzazione volta ad aggirare il pagamento dell’Iva su prodotti alimentari e per la casa con il sistema delle cosiddette “frodi carosello”: sono coinvolte cinque imprese italiane e quattro all’estero. Tutte dirette da una cabina di regia a Trieste, come triestina è una delle due persone finite ai domiciliari. Sono cinque in tutto gli indagati.


L’operazione, denominata “Percorso vincente”, trae origine da una verifica fiscale avviata all’inizio del 2018. È il momento conclusivo delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Prosecco, sotto la direzione del Procuratore della Repubblica Carlo Mastelloni e del sostituto procuratore Federico Frezza.

I due provvedimenti di custodia cautelare agli arresti domiciliari sono stati disposti dal Giudice per le indagini preliminari e messi in pratica dai militari della Compagnia di Prosecco.

Ristretti tra le mura di casa si trovano quindi la triestina di origine spagnola Ana Maria Perez Magdalena e Francesco Grossi a Piacenza. I due, spiegano le Fiamme Gialle in un comunicato, sono «ritenuti i principali responsabili di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali l’emissione di fatture inesistenti per oltre 40 milioni di euro e la dichiarazione fraudolenta tramite fattura false». Le persone indagate sono cinque, dicevamo. La Finanza precisa che sono tutti «soggetti attivi nel settore commerciale dei prodotti per la casa».

Come funzionava la frode? Si legge nel comunicato: «Le investigazioni hanno portato alla luce un’associazione a delinquere che, attraverso un preciso e strutturato disegno criminoso, aveva dato vita a varie società estere prive di qualsivoglia struttura commerciale e patrimoniale nei rispettivi Paesi di residenza».

Le stesse, prosegue la nota ufficiale degli inquirenti, «erano gestite direttamente a Trieste e utilizzate per l’interposizione fittizia nel meccanismo delle cosiddette “frodi carosello”».

I passaggi attraverso le società straniere servivano ad aggirare l’Iva poiché negli scambi intercomunitari, in questo caso solo simulati, è consentito agli operatori di avvalersi del titolo di “non imponibilità Iva”.

In questo modo le merci potevano approdare nelle mani degli acquirenti, chiudendo così il cerchio: «Il successivo passaggio del disegno criminoso - spiegano ancora le Fiamme Gialle - prevedeva la creazione e l’interposizione di numerose società italiane (le cosiddette “cartiere”, ndr) le quali, dopo aver “acquistato” le merci dalle società estere, le rivendevano ai clienti italiani accumulando consistenti debiti Iva nei confronti dell’Erario». Debiti che, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, le società omettevano «sistematicamente» di versare.

In questo modo le società coinvolte nella frode riuscivano a vendere prodotti per la casa «a prezzi sensibilmente inferiori» a quelli praticati dagli altro operatori commerciali, «realizzando in tal modo delle vere e proprie forme di concorrenza sleale».

Di Ana Maria Perez Magdalena si sa che è arrivata a Trieste nel 1997. Nella sua biografia su un blog di settore fiscale si legge: «Ha maturato esperienza nel settore della pianificazione e dell’internazionalizzazione d’impresa, particolarmente nei Paesi dell’Est Europa, dove ha gestito diversi progetti di carattere imprenditoriale ma anche in collaborazione con enti pubblici o a capitale misto». La Russia sembra essere il Paese in cui opera con maggiore familiarità.

Ora toccherà alla giustizia appurare le responsabilità di ciascuno nella vicenda e specificare in particolare il ruolo di Perez Magdalena nella costituzione della rete di società fittizie. —


 

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