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Ungheria, Orban perde Budapest: alle opposizioni 11 capoluoghi su 23

Prima affermazione per le forze politiche coalizzate con candidati unici contro il partito del premier

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BUDAPEST Una mezza disfatta, la prima in un decennio. Un tracollo non completo ma comunque doloroso, che apre le porte a scenari inediti nell’Ungheria di Viktor Orban, leader populista che promette però battaglia.

Andata al voto domenica per importantissime elezioni amministrative, L’Ungheria si è risvegliata ieri con una mappa elettorale molto meno colorata dall’arancione del Fidesz di Orban, uscito sconfitto secondo i risultati ufficiali dello scrutinio sia a Budapest sia in altre undici città-capoluogo - sulle 23 in palio - da una opposizione che sembra aver imparato la lezione: in Ungheria – e non solo – si può vincere soltanto se si corre uniti contro chi governa, accantonando rancori e divisioni.



“Eroe” della tornata elettorale è stato Gergely Karacsony, nuovo sindaco di Budapest, che ha inflitto una bruciante sconfitta all’uomo del premier al potere da quasi un decennio nella capitale, Istvan Tarlos. A spoglio completato, si è avuta la conferma delle indicazioni emerse nella tarda serata di domenica, con il trionfo di Karacsony con quasi il 51% delle preferenze.

«Questa è una vittoria per una Budapest più verde e più libera», ma anche «l’inizio di una nuova era per l’Ungheria nella sua lotta per riconquistare la libertà» alle elezioni politiche del 2022, ha dichiarato un raggiante Karacsony. «La campagna elettorale è finita, ora inizia il lavoro», ha poi annunciato, assicurando che proverà a tendere una mano a Orban.

«Non vogliamo la guerra, ma una cooperazione costruttiva», ha promesso il neo-sindaco, che aveva studiato le tattiche usate da Ekrem Imamoglu per strappare Istanbul a Erdogan e da Rafal Trzaskowski per espugnare Varsavia.

Il premier populista non ha tardato a rispondere a tono. «Prenderemo in considerazione che i residenti della capitale hanno deciso che qualcos’altro arriva ora» dopo nove anni di governo Tarlos e dopo una campagna «dura, grande e aperta», ha detto Orban, con un riferimento a scandali a luci rosse – ma Zsolt Borkai, beccato in un video con prostitute è stato comunque rieletto a Gyor - e forti contrasti.

L’opposizione a Orban, dai Verdi ai Liberali arrivando alla destra di Jobbik – che in circa metà delle grandi città in palio come detto è riuscita a decidere di puntare su un candidato congiunto – può sorridere anche fuori da Budapest. Secondo i dati ufficiali, tra gli 11 capoluoghi finiti in mano alle opposizioni ci sono le importanti Pecs, Miskolc e Szombathely, e l'attuale minoranza in Parlamento ne ha strappati ben nove ai sovranisti del Fidesz, trionfando anche in 14 dei 23 distretti in cui è divisa la capitale magiara.

Fidesz tuttavia ha cercato di scorgere una luce nel buio della notte post-elettorale. E ha buone ragioni per farlo. Malgrado lo smacco patito a Budapest, calcolando i numeri a livello nazionale Fidesz ha ricevuto il numero maggiore di voti fra tutti i partiti, ha assicurato il ministro degli Esteri Peter Szijjarto. In effetti, Fidesz ha mantenuto quasi del tutto intatta la presa sulle cittadine minori e sulla provincia profonda, che continua a costituire il vero bacino elettorale del partito. Inoltre, tutti i sondaggi relativi al voto legislativo danno ancora sempre Fidesz in testa a distanza siderale dai partiti dell’opposizione e sempre ben oltre il 50% delle preferenze.

Ma il nuovo “modello Budapest”, quello del “tutti uniti contro Orban”, potrebbe essere replicato anche a livello nazionale, portando a sorprese rilevanti fra tre anni. In ogni caso, assicura il think tank Political Capital, una cosa è già certa: il «mito dell’invincibilità» di Fidesz si è disgregato e i «risultati» di domenica «sono un colpo personale a Orban». —


 

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