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Truffe informatiche in aumento: a Trieste il record delle denunce

L'indagine del “Sole 24 ore” L’incidenza, pari a 577,4 ogni 100 mila abitanti, è la più alta in Italia. Il vicesindaco Polidori: «Molti gli anziani raggirati»

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TRIESTE La città delle truffe informatiche e, pur se con numeri assoluti molto meno rilevanti, delle violenze sessuali. Trieste è fotografata così dall’indagine sui territori che sta effettuando, in questo periodo, “Il Sole 24 Ore”.

Il quotidiano economico finanziario si basa sui dati forniti dal Dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno nel 2018. Nella tappa dedicata all’indice della criminalità, basata sul numero di denunce sui singoli reati, Trieste è in testa sia nella classifica che riguarda le truffe e le frodi informatiche, con 577,4 denunce ogni 100 mila abitanti, sia in quella relativa alle violenze sessuali, con 16,63 denunce ogni 100 mila abitanti. Ma se in quest’ultimo caso si registra un netto calo delle denunce rispetto al 2017 (–29,1 per cento), avviene l’esatto contrario nel campo delle frodi e delle truffe informatiche, dove la tendenza evidenzia un preoccupante +19,5 per cento.

«Ritengo che l’aumento rilevato in città delle denunce da parte di chi ha subito truffe o frodi informatiche – commenta il vicesindaco, Paolo Polidori, titolare dell’assessorato per la Polizia locale e la Sicurezza – sia dovuto al fatto che l’età media della popolazione è piuttosto elevata, certamente fra le più alte d’Italia. Purtroppo – aggiunge – è noto che le persone anziane, avendo meno dimestichezza con telefonini e computer, e in generale con l’informatica, possano cadere più facilmente dei giovani in tranelli e sotterfugi. Dall’altra parte – prosegue – è inevitabile che siano gli stessi truffatori a scegliere gli abitanti della nostra città quali potenziali vittime di questa tipologia di frodi e truffe, perché sanno di trovare terreno fertile. A questo proposito – annuncia Polidori – posso garantire che abbiamo intenzione di allestire un piano per cercare di ridurre questo fenomeno, attingendo a fondi che, a questo proposito, aveva messo a disposizione l’ex ministro Matteo Salvini, quand’era in carica».

Ben diverso il ragionamento del vicesindaco sul tema delle denunce per violenza sessuale. «Qui la riflessione si deve rivolgere su altri fronti – riprende – perché entrano in gioco la volontà o il coraggio di fare la denuncia. Può essere che a Trieste le donne si sentano meno vincolate rispetto ad altre zone del Paese, e si rivolgano con maggiore frequenza alle forze dell’ordine per denunciare situazioni di questo tipo».

Allargando il discorso alla criminalità in generale, Trieste è 24.a nella graduatoria che mette in fila le 106 città capoluogo di provincia o degli enti che, in determinate aree, le hanno sostituite, per numero di denunce complessive. In città ne sono state registrate, nel 2018, 4.032,5 ogni 100 mila abitanti. Un risultato che colloca il capoluogo regionale molto più in alto di Gorizia (52.a con 3.232,4), Udine (92.a con 2.594) e Pordenone, addirittura penultima con 2.125,9. Un fattore che preoccupa e che Polidori legge così: «Possiamo essere soddisfatti per il fatto di non essere in testa alle classifiche per i reati più efferati e gravi, come gli omicidi, le rapine, le estorsioni, lo spaccio di stupefacenti – riflette – ma va sottolineato che stiamo assistendo in città a episodi molto inquietanti. Tanto per cominciare – osserva – noto che i giovani residenti a Trieste, appartenenti a determinate etnie, hanno la pessima abitudine di utilizzare con estrema disinvoltura i coltelli. Un fenomeno che a Trieste fino a pochi anni fa non c’era – continua – e che cercheremo di debellare con tutte le nostre forze». —


 

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