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Forte calo degli ordini Wärtsilä: l’indotto soffre, rischio “cassa”

Una protesta alla Wärtsilä

I sindacati in allarme dichiarano 8 ore di sciopero. E i tagli già annunciati in Italia colpiranno solo Trieste

TRIESTE Pacchetto di 8 ore di sciopero, stato di agitazione, assemblee, tavolo sollecitato alla Regione Fvg: non tira aria buona alla Wärtsilä, anch’essa interessata alle tensioni del contesto geopolitico internazionale, che non agevolano scambi e investimenti. Dunque, sindacati all’erta: 4 ore di sciopero mercoledì 23, altre 4 ore quando si terrà l’incontro con i livelli istituzionali. La comunicazione è giunta nella prima serata di ieri.

Perchè ieri, dalla mattinata al pomeriggio, la delegazione aziendale, guidata dal presidente della “costola” italiana Andrea Bochicchio, ha spiegato al coordinamento sindacale (Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm) le ragioni dell’attuale bassa congiuntura, che si riverberano anche sullo stabilimento di Bagnoli, dove lavorano oltre mille dipendenti diretti supportati da 150-200 addetti afferenti alle imprese dell’indotto.



Proprio l’indotto è la prima vittima del fiacco momento della motoristica mondiale: Servigen, Sea Metal, Europromos - secondo fonti sindacali - sono alcune delle più importanti presenze nell’appalto e stanno valutando le contromisure per fronteggiare la crisi. Sono scattate o stanno per scattare le prime richieste di cassa integrazione, integrate da ferie e da permessi.



A fronte dell’incertezza della committenza, in questa fase la mossa di Wärtsilä, come di prassi, è quella di risparmiare sul lavoro esterno e di recuperare attività all’interno della fabbrica. La produzione - hanno riferito i sindacati - dovrebbe reggere per il primo trimestre 2020: nella “stiva” di Bagnoli ci sono una ventina di motori marini. Poi la direzione attende conferma su una serie di progetti dai quali dipende la costruzione di una settantina di motori da destinare a centrali elettriche: se ci saranno forfait o ritardi, l’azienda prenderà in considerazione l’eventualità della cassa integrazione per i dipendenti diretti, da attuarsi nel secondo trimestre del prossimo anno.

I sindacati hanno chiesto lumi al management sul taglio di 350 posti nelle fabbriche di tutto il mondo Wärtsilä: ebbene sì, anche l’Italia sarà interessata agli esuberi. Ma non tutta Italia, in quanto la scure non toccherà Genova, Napoli, Taranto. Quindi tutto si concentrerà su Bagnoli, anche se non è ancora dato sapere il “quantum” del sacrificio occupazionale: si parla, assai genericamente, di alcune decine di posizioni, soprattutto negli uffici. Andrebbero così a sommarsi ai 34 di maggio: la “sauna” finlandese è ad alte temperature, ormai semestrali.

La nota di Fim-Fiom-Uilm è piuttosto dura: preoccupazione sul futuro produttivo e sugli organici, sul basso carico di lavoro acquisito a Trieste, che sulle centrali terrestri sarebbe addirittura al 25% rispetto le trascorse annate. Poco prima Wärtsilä aveva trasmesso una nota dove accennava a un dialogo e un confronto «positivo» con le parti sociali.

Chi non la pensa allo stesso modo è la Usb, che in un comunicato lamenta l’esclusione dalla riunione di ieri, «nonostante la piena rappresentatività e la presenza della rsu». Il leader Sasha Colautti ha già inviato a Wärtsilä «una diffida formale». —


 

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