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Anche la Croazia scende in campo contro il Nobel a Peter Handke

Il ministero degli Esteri ricorda il sostegno dello scrittore a Milosević la cui politica portò a «guerre e a una lunga instabilità nell’area»

Stefano Giantin
1 minuto di lettura

ZAGABRIA Non si placano nei Balcani le polemiche dopo l'assegnazione del Nobel per la letteratura allo scrittore austriaco Peter Handke, noto per le sue posizioni filo-serbe e per l'ammirazione nei confronti di Slobodan Milosević, l'uomo forte di Belgrado protagonista dei conflitti armati degli anni ’90 nella ex Jugoslavia. Dopo le condanne in Bosnia-Erzegovina e Kosovo, con petizioni avviate per la revoca del Nobel a Handke, protesta anche la Croazia, teatro con Bosnia e Kosovo delle guerre balcaniche.

Il ministero degli esteri di Zagabria, in una nota diffusa l’altra sera, ha espresso «stupore e insoddisfazione» per il premio a Handke. Il ministero, senza entrare nel merito dell’opera letteraria, esprime preoccupazione per tale riconoscimento a «una persona politicamente impegnata a sostegno della politica della “Grande Serbia” portata avanti da Milosević negli anni ’90». Una politica che «ha condotto a guerre sul territorio della ex Jugoslavia, a gravi crimini in Kosovo e alle aggressioni alla Repubblica di Croazia e alla Bosnia-Erzegovina, con tanti morti, profughi e una lunga instabilità in questa parte dell'Europa». Milosević, aggiunge la nota, fu processato al Tribunale penale dell'Aja per genocidio e crimini contro l'umanità, morendo poche settimane prima della sentenza, e Handke tenne il discorso di addio ai funerali. Il Nobel a Handke, secondo il ministero croato, ha minato la reputazione e messo in dubbio la credibilità del premio stesso.

Pronta la risposta di Belgrado, dove il ministro della difesa serbo Aleksandar Vulin ha attaccato ieri: «Quando il grande scrittore tedesco Günter Grass, nonostante la sua passata appartenenza alle SS della Germania nazista, ottenne il Nobel per la letteratura, il ministero degli Esteri croato non si disse in alcun modo preoccupato né diffuse alcun comunicato. Essere dalla parte della Germania nazista agli occhi di chi continua la politica degli ustascia (come per Vulin farebbe l'attuale dirigenza croata, ndr) non è una colpa, ma essere amico dei serbi è una colpa enorme e imperdonabile», ha detto Vulin, che per le sue posizioni critiche verso la Croazia era stato dichiarato lo scorso anno da Zagabria persona non grata. Belgrado aveva risposto con una misura analoga nei confronti del ministro della difesa croato. —
 

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