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Quell’antico stemma dell’Arcivescovado firmato Maria Teresa

Il 14 ottobre 1752 veniva concesso alla città il Diploma sovrano in copertina di velluto

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Nel 1752, il 14 ottobre di 267 anni fa, la mano di Maria Teresa apponeva firma autografa al Diploma sovrano col quale concedeva lo stemma all’Arcivescovado di Gorizia, sette pagine in pergamena manoscritte, rilegate in copertina di velluto cremisi e conservate all’Archivio del Seminario teologico.

Dopo la conquista di Aquileia nel 1420, ancorché la giurisdizione ecclesiastica fosse vastissima, da Treviso alla Drava con la gran parte del territorio soggetto agli arciduchi d’Austria, i patriarchi venivano imposti dalla Repubblica di Venezia. Tale fatto comportava problemi e conflitti tra Venezia e Vienna e al patriarca veneziano, che nel frattempo si era spostato nella più comoda città di Udine, venne vietato l’accesso nei territori austriaci amministrati per quasi tre secoli provvisoriamente dal Nunzio apostolico di Vienna.

Grazie alla diplomazia asburgica e malgrado la contrarietà della Serenissima, si giunse così alla bolla papale del 1751 con la quale Benedetto XIV sopprimeva il Patriarcato sostituendolo con i due arcivescovadi di Gorizia e Udine e inaugurando così per la prima volta il sistema di cambiare confini ecclesiastici per ragioni politiche.

Quello di Gorizia venne eretto dal Papa nel 1752 (Udine nel 1753) con Carlo Michele d’Attems che chiese l’attribuzione dell’emblema: il disegno è dipinto su pergamena a tempera, con largo uso di oro zecchino e pastiglia a spessire la cornice dell’emblema della Casa d’Austria dalla quale promana il diploma. Consiste in “uno scudo eretto, perpendicolarmente bipartito, con nell’aurea testata un’aquila nera coronata con la lingua rossa sporgente, recante sul petto lo stemma dell’Arciducato austriaco rosso con una fascia bianca o argentea, colle ali distese, sulle quali spicchino le iniziali del suo Augusto Nome, cioè M. e T. Nel campo nero a destra la Croce argentea patriarcale, nell’area cerulea superiore del campo sinistro diviso obliquamente in due parti il Leone dorato rampante colla coda contorta, le fauci spalancate e la lingua rossa sporgente (l’emblema dei Conti di Gorizia), e nella parte inferiore argentea due fasce purpuree diagonali, le quali esprimono il simbolo della nuova Archidiocesi di Gorizia composta colla reliquia del Patriarcato Aquileiese. Allo scudo sia sovrapposta la croce argentea arcivescovile, sotto il cappello verde proprio degli arcivescovi, con d’ambedue le parti pendenti i cordoni terminanti in quattro fiocchi fimbrati”. —



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