In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Lacrime, silenzi e preghiere per la piccola Raidah morta a soli 4 mesi in un incidente

Tumulata al campo 8 (quello dei bambini) del cimitero comunale la bimba bengalese vittima dello schianto del 15 settembre a Gorizia

2 minuti di lettura

il rito

Raidah Hossain aveva appena quattro mesi quando, la tragica sera del 15 settembre, il suo fiore è stato reciso. A quasi un mese dall’incidente avvenuto alle porte di Gorizia in cui la piccola ha perso la vita, ieri è stato celebrato il funerale. Ora Raidah riposa nel cimitero di Monfalcone, in un angolo del campo 8 a sinistra, quello dei bambini. Ci sono 47 piccole tombe, tra cui quattro cumuli di terra che proteggono altrettante creature della comunità bengalese di Monfalcone. La minuscola bara bianca contenente la salma di Raidah era stata sistemata nell’obitorio del cimitero. Ma la sala è risultata troppo stretta per i tanti bengalesi che si sono stretti accanto al padre di Raidah, Mohammad e all’altro figlio di 7 anni, illeso nello scontro. Mohammad ha ancora il braccio sinistro immobilizzato dopo essere rimasto ferito nell’incidente. La cerimonia funebre si è svolta sul giardino Olga Colautti, davanti all’ingresso del camposanto. Posata a terra la barra, l’Imam ha disposto i presenti in due file. C’è stato un momento di preghiera, poi il mesto corteo ha raggiunto il campo 8. La fossa era già stata scavata. Due persone si sono calate dentro, non prima di essersi scalzati, e hanno adagiato la cassa bianca. Ciascuno dei presenti, nel silenzio totale, ha gettato un pugno di terra. Poi sono state posizionate delle tavole di legno sopra la barra; una volta sistemate la fossa è stata riempita di terra. Mani pietose hanno modellato l’eccedenza del terriccio fino a ricavare un cumulo. Nessun fiore è stato posato. Ultimo atto della sepoltura è stata la sistemazione di una sorta di totem in legno, sulla cui sommità c’è scritto: Hosshin Raidah 11-5-2019, 15-9-2019. Prima di lasciare il cimitero i bengalesi si sono stretti in una lunga preghiera. Si sono schierati in direzione de La Mecca. È stato il momento più toccante: palmi delle mani rivolte al cielo, molti si sono abbandonati al pianto.

Nel frattempo era giunto don Marco Zaina che ha abbracciato il signor Mohammad.

La preghiera è terminata con un gesto che, supponiamo, denso di significati religiosi e non solo. I bengalesi si sono sfregati il viso dalla fronte al collo. Come il gesto di chi si sveglia e affronta una nuova giornata.

Al funerale, tranne una bimba di circa 5 anni, non era presente nessuna donna. Le donne, solo alcune, hanno atteso fuori dal cimitero.

È stato spiegato che nella preghiera finale i bengalesi hanno pregato per le anime di tutti i morti sepolti nel cimitero, senza distinzioni. E hanno invocato il loro Dio affinché protegga tutti.

Non appartiene alla tradizione religiosa bengalese sistemare sulla tomba alcun arredo. Il totem è stato messo perché in Italia è obbligatorio indicare le generalità del defunto.

Quanto alle tavole disposte sopra la bara è consuetudine dei funerali in Bangladesh, ma non c’è un motivo religioso. Si tratta di una sorta di protezione affinché gli animali non possano profanare la salma.

Nel dolore inconsolabile dei genitori e di quanti le volevano bene perché non pensare che Raidah non è sola al campo 8? Ci sono Paolo, Lara, Alessia, Tobia, Sayan, Neaz, Sara e troppi altri ancora. —

Ro.Co.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

I commenti dei lettori