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Vela e integrazione in mezzo al mare: grande divertimento per cento ragazzi

Tutti si sono fatti trovare pronti per la sfida tra “I Muloni de randa”, gli “Orsi marini”, “Amo Domio” e altri equipaggi

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TRIESTE Una giornata limpida e radiosa come i sorrisi e le persone che l’hanno vissuta ha fatto da scenario a uno delle giornate più significative regata più affollata del mondo, la Barcolana per il sociale. Le regate “Fuori vento” organizzata dalla Overquind Sailing Team Trieste e l’Unione Sportiva Acli Fvg e “Arpegé” per Calicanto Onlus, si sono svolte ieri nel Golfo di Trieste senza bora e con una leggera termica, dedicate ai ragazzi con problemi di salute mentale e altre disabilità. I ragazzi, in tutto un centinaio di persone di diverse età con i loro accompagnatori, si sono presentati di buon’ora al Molo IV, base operativa messa a disposizione della Società Triestina della Vela che si è fatta carico anche di tutta l’organizzazione tecnica assieme all’associazione Overwind. La regata di ieri è l’atteso appuntamento finale di una lunga preparazione che ha coinvolto centinaia di ragazzi disabili di numerose realtà locali che nel corso dell’estate hanno conseguito una preparazione adeguata ad affrontare una vera e propria sfida in mare, che comporta diverse abilità tra cui la più importante, la capacità di lavorare in squadra e farsi carico delle responsabilità legate a una prestazione sportiva. Divisi in squadre con nomi tipicamente local, i “Muloni de randa”, gli “Orsi marini”, “Forza vincente”, “Amo Domio” e tutti gli altri, si sono sfidati in mare aperto ognuno cercando di fare la propria parte, anche chi di salire a bordo all’inizio proprio non ne voleva sapere. Antonio, ad esempio, non ha alcun problema ad ammettere di aver fatto zavorra, spostandosi quando serviva da una parte all’altra, mentre Silvio, più operativo, ha “cazzato il fiocco” esattamente quando lo skipper ha dato l’ordine.

Le imbarcazioni, due barche a vela Zero per la regata Fuorivento e cinque Arpegé per Calicanto, erano equipaggiate con uno skipper professionista, volontario delle varie associazioni, mentre i ragazzi erano accompagnati dagli operatori anche professionisti che li hanno aiutati, spronati e seguiti in questo percorso verso l’autonomia. «Per chi segue questo percorso – ha spiegato Livio, ricercatore universitario e volontario della Polisportiva Fuoric’entro nell’attesa dell’imbarco – è estremamente importante far parte di una squadra di persone diverse. L’inclusione è uno degli obiettivi più importanti oltre che una vera e propria terapia, di basagliana memoria». Ieri, tra le onde del Golfo di Trieste, c’è stata una bella dimostrazione di come l’integrazione, a qualsiasi livello, non è una conquista burocratica ma una realtà che si vive insieme con estrema spontaneità. —




 

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