Monfalcone, aprirà alle visite la galleria rifugio. E spuntano anche tre bunker antiaerei privati e aziendali

L’accesso alla Galleria rifugio appena completato (Bonaventura)

Due si trovano nelle abitazioni tra le vie Bonavia e Cosulich, uno è quello di Fincantieri. Ce ne potrebbero esser altri. Realizzato l’accesso per il tunnel, ma non si sa ancora la data di apertura 

MONFALCONE Il Carso monfalconese non è solo tanta natura e le trincee della Prima guerra mondiale, ma anche l’enorme e intatto rifugio antiaereo che da piazza della Repubblica si snoda fino al parcheggio ai piedi della Rocca. L’ingresso ora è perfettamente individuabile: il Comune ha terminato la sua sistemazione e sta lavorando per rendere fruibile il tunnel di 262 metri di lunghezza e 5 di altezza per 6 di larghezza, scavati nella pietra viva. Nel ricovero potevano entrare 4 mila persone, circa un quarto della popolazione di Monfalcone negli anni ’40. Gli altri tre quarti avevano a disposizione una serie di rifugi “domestici” e urbani, tolti quelli realizzati all’interno del cantiere navale, dove sono ancora visibili. Delle “garitte”, piccoli rifugi a forma di ogiva in cemento armato, dotati di uno spesso portello in metallo e una feritoia, di cui era disseminato per certo il rione operaio di Panzano e la zona delle “ville” ne sono però sopravvissute solo tre.



Le ha “ritrovate” l’associazione Galleria rifugio, sorta alcuni anni fa in città per salvaguardare e valorizzare il tunnel antiaereo, al cui interno ha rinvenuto i piccoli beni caduti o abbandonati dai monfalconesi che vi avevano cercato protezione tra il 1944 e il 1945. Lo studio dei segni lasciati dal secondo conflitto mondiale in città, nel tessuto urbano e sulla popolazione, sta facendo i conti con lo scorrere del tempo, ma pure con le dinamiche innescatesi nel territorio subito dopo la conclusione della guerra. «Già nel 1945 il Governo militare alleato emise un’ordinanza per rimuovere i “ricordi inguardabili” della seconda guerra mondiale – spiega Pietro Commisso, che con lo storico e speleologo Maurizio Radacich e con l’associazione Galleria rifugio, sta effettuando la ricerca –. Le garitte furono spostate e demolite. Da parte della popolazione c’era del resto pure la volontà di lasciarsi alle spalle un periodo tragico, segnato da lutti e distruzione».

Eppure tre piccoli rifugi si sono salvati, due nella zona delle abitazioni dei dirigenti e degli impiegati del cantiere navale, tra via Bonavia e la sede della Capitaneria di porto, e uno in via Cosulich. «Potrebbero, però, essercene altri», afferma Commisso, invitando chi ne fosse a conoscenza a segnalare la presenza di manufatti del secondo conflitto mondiale. Altri rifugi, di maggiori dimensioni, sono ancora esistenti all’interno del cantiere navale e, pare, dello stabilimento Nidec Asi, negli anni ’40 ancora Officine elettromeccaniche dei Crda (Cantieri riuniti dell’Adriatico). «Il ricovero antiaereo che si trovava sul retro dell’albergo impiegati, nell’aiuola tra via Bonavia e via Trento, è stato demolito negli anni ’70, lo stesso destino subito da tutti gli altri che si trovavano in città», racconta ancora. Miglior sorte hanno avuto le “I” di idrante dipinte sui muri di abitazioni e palazzi per segnalare la presenza di un attacco alla rete idrica per i Vigili del fuoco. Una ne è sopravvissuta sullo stipite dell’ingresso all’androne che porta all’entrata di servizio al teatro Comunale, in corso del Popolo.

«Anche qui bisognerebbe prestare un minimo di attenzione per non cancellarle tutte», osserva Commisso che a dicembre presenterà il libro sulla galleria rifugio scritto assieme a Maurizio Radacich e pubblicato grazie al sostegno della Bcc di Staranzano e Villesse e con la collaborazione dell’Associazione culturale bisiaca e del Club alpinisti triestino. Il volume non sarà in vendita, ma, stampato in 500 copie, sarà distribuito nel corso di una serie di conferenze che nel corso del 2020 approfondiranno aspetti diversi del periodo. L’auspicio degli autori è che il lavoro possa essere un aiuto alla città a non perdere la memoria della sua storia. 

Intanto l’ingresso della Galleria rifugio antiaereo è pronto per accogliere i primi visitatori all’intero dell’enorme cavità artificiale. Quando il tunnel potrà essere aperto al pubblico, è però ancora tutto da definire. Prima l’amministrazione comunale, che negli ultimi due anni su spinta dell’associazione Galleria rifugio si è attivata, accatastando il bene e ottenendone la concessione dall’Agenzia del demanio, dovrà verificare la perfetta tenuta della volta nel punto in cui si verificò un esplosione di materiale bellico, a seconda guerra mondiale pressoché finita. Quanto meno il fondo del tunnel venne sconvolto dalla deflagrazione che tra il 25 e il 26 agosto del 1945 uccise all’interno 10 “recuperanti” e altre 5 persone all’esterno, per lo spostamento d’aria. I detriti volarono fino all’attuale Unicredit, sull’altro lato di piazza della Repubblica (da cui si accedeva al rifugio, nel punto dove ora si trova la scalinata di salita Granatieri).

«Vista la volontà di rendere fruibile la galleria – spiega Giuseppe Nicoli, consigliere comunale delegato ai Lavori pubblici –, delle verifiche sulla staticità vanno effettuate. Un incarico professionale per realizzarle sarà non a caso affidato entro la fine di questo mese». Il Comune conta di avere lo studio entro dicembre in modo tale da definire i tempi e le modalità per poter aprire al pubblico il rifugio antiaereo, uno dei pochi sopravvissuti in Italia e, inoltre, rimasto pressoché uguale a se stesso dalla realizzazione a ora.  —

 

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