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Il governo Conte impugna anche la “manovrina” della Regione Fvg

Giudicati «discriminatori» i requisiti per i contributi nel terzo settore e per l’accesso al fondo povertà fissati dalla giunta Fvg

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TRIESTE C’è un’altra legge regionale impugnata dal governo giallorosso. Il Consiglio dei ministri, nella seduta di ieri, dopo la Omnibus, ha bocciato anche la 13 del 6 agosto, l’assestamento di bilancio. Il nodo rimane lo stesso: la giunta Fedriga viene accusata di favorire i cittadini del territorio.



Nella nota del Cdm, che sempre ieri ha invece promosso la riforma delle Ater e il Rendiconto generale finanziario 2018, e ha inoltre deliberato di non intervenire nel giudizio di legittimità promosso dalla Regione contro il dl Calabria, si parla di alcune norme che eccedono dalle competenze statutarie e violano principi costituzionali. In particolare, nel mirino dell’esecutivo nazionale è finito un articolo in materia di contributi agli enti del terzo settore, «che viola il principio di uguaglianza e di non discriminazione di cui all’articolo 3 della Costituzione». Nella manovra estiva al comma 56 dell’articolo 9 la Regione riconosce il valore e la funzione sociale dei soggetti del terzo settore, dell’associazionismo e del volontariato, ma precisa che uno specifico fondo debba riguardare esclusivamente quelli «aventi sede e operanti sul territorio regionale», ed è probabilmente questo il passaggio contestato dal governo. Un’altra norma, spiega ancora Roma, riguarda invece gli interventi di contrasto alla povertà, ritenuti in conflitto pure in questo caso con il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione e con il principio sulla parità di trattamento dei cittadini degli Stati membri, in violazione dell’articolo 117, primo comma, ancora della Carta.

A non convincere il governo è il requisito della residenza in regione da almeno cinque anni continuativi per l’accesso alle risorse del fondo per il contrasto alla povertà trasferite ai Servizi sociali dei Comuni. Un’ultima norma riguarda l’autorizzazione alla realizzazione di nuove strutture sanitarie che secondo il Cdm contrasta con i principi fondamentali nella materia della tutela della salute ed è lesiva dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione. Nulla di troppo diverso dai rilievi sulla Omnibus che hanno scatenato la dura reazione del presidente Fedriga e del centrodestra, decisi a difendere la tesi della distribuzione delle risorse pubbliche in prima battuta ai residenti. Il governatore, nell’attesa delle motivazioni, non ha commentato a caldo il nuovo stop. —


 

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