Dazi Usa, dagli yacht di super lusso ai sacchi di soia: in Fvg trema un export da 1,6 miliardi

Il prosciutto San Daniele

I timori di industriali e agricoltori per gli effetti dell’ira degli Stati Uniti, secondo partner commerciale del Friuli Venezia Giulia

TRIESTE L’ombra dei dazi americani si allunga anche sul Friuli Venezia Giulia. Con esportazioni per un valore pari a quasi 800 milioni di euro nel solo primo semestre del 2019, gli Stati Uniti rappresentano infatti il secondo partner commerciale delle aziende della nostra regione. Il peso maggiore a livello di esportazioni ce l’ha il settore navale, mentre il principale bersaglio degli annunci fatti da Trump sulle nuove imposte doganali riguarda il settore alimentare. Che, però, nel caso del Fvg potrebbe non subire contraccolpi pesantissimi. Merito delle esclusioni eccellenti dalla lista dei prodotti sotttoposti a dazi: dal prosciutto di San Daniele al Montasio, dal vino al caffè. Ma i timori rimangono, perché per conoscere la “black list” definitiva ci vorrà ancora qualche giorno di attesa.

IL QUADRO


L’elenco dei prodotti europei colpiti dai dazi circolato nelle ultime ore «non è esaustivo - spiega il direttore Confindustria Venezia Giulia, Paolo Battilana - perché fino al 18 ottobre non saranno resi pubblici i codici doganali relativi ai singoli beni. Speriamo in uno spazio di negoziazione. L’impatto si abbatterà ad ogni modo perlopiù sul food. Al momento non abbiamo evidenza dell’inserimento delle navi in questi elenchi e speriamo ne rimangano escluse». Proprio le navi continuano a rappresentare il bene più esportato verso gli Usa, come detto secondo partner commerciale del Fvg. E ciò nonostante si registra una flessione messa in luce da Anna Mareschi Danieli, presidente Confindustria Udine: «A seguito del momentaneo calo delle vendite del comparto delle navi e imbarcazioni, che lo scorso anno hanno pesato per il 59,7% dell’export totale verso questo Paese, le esportazioni nel primo semestre del 2019 sono scese del 39,7%. Al netto della cantieristica, invece, il saldo, positivo, è del +14,5%».

Di qui un monito. «Il nostro Paese - prosegue - non si deve fare manipolare nella battaglia commerciale in atto tra Usa e Cina. Faremmo esattamente i loro interessi, ovvero ci faremmo guerra a vicenda, perdendo di competitività. Piuttosto l'Italia, insieme all'Europa, deve riuscire a recuperare un ruolo di grande mediatore e di salvaguardia dei propri interessi. Credo, infatti, che la sfida sia tra Europa e resto del mondo. È evidente – conclude Mareschi Danieli - che l’eventuale applicazione di dazi potrebbe avere ripercussioni sulle esportazioni di alcuni prodotti, ma noi dobbiamo continuare a mantenere il focus di eccellenza e qualità del prodotto italiano».


l’AGROALIMENTARE

Mentre nel resto d’Italia prodotti come Grana Padano o Pecorino saranno duramente tassati, «le due voci più importanti per l’export Fvg, ovvero vino e prosciutto San Daniele, al momento sono salvi – spiega Michele Pavan, presidente regionale Coldiretti –. Idem per formaggio Montasio, olio d’oliva e caffè. Altri prodotti, ad esempio la frutta, hanno commercializzazione soprattutto regionale o interregionale, per fortuna. Un approfondimento a parte meriterebbe la soia, vedremo». «Per il territorio è una boccata d’ossigeno - prosegue -, anche se è difficile fare previsioni poiché siamo in balia di dinamiche che ci trascendono. La lista è cambiata 3 volte in 2 giorni e da qui al 18 ottobre potrebbe farlo ulteriormente. Mi auguro di no». Analogamente il presidente Fvg Confcommercio, Giovanni Da Pozzo, sottolinea che «aspettiamo notizie definitive per calcolare dati sui settori colpiti. Speriamo il meno possibile ma il danno ci sarà in ogni caso».

REBUS PROSCIUTTO COTTO «Dubbi investono nello specifico il caso del prosciutto cotto – riprende a parlare Battilana, di Confindustria Venezia Giulia –. Mentre il San Daniele è in salvo in quanto Dop, ancora non si sa se e come un discorso analogo potrà applicarsi in generale a questo tipo di prodotto oppure a singoli marchi specifici e, tal caso, a quali. Dipenderà ancora una volta dai codici doganali. Ciò potrebbe influenzare l’area giuliana e quella isontina, che a differenza del Friuli sono caratterizzate dalle piccole produzioni. Queste ultime, stando alle notizie che circolano, per il resto dovrebbero tuttavia uscirne indenni: penso all’olio e al vino, sul Carso e sul Collio, ma anche al distretto triestino del caffè». —


 

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