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Corsa al riarmo da Sofia a Bucarest: una maxi-Aviano da 2,5 miliardi

Gli investimenti dei due Paesi in risposta alla presenza sempre più forte di Mosca nella regione

Stefano Giantin
2 minuti di lettura
Un aereo in atterraggio alla base militare Mihail Kogalniceanu Foto Nato 

BUCAREST Manovre azzardate sul limes d’Europa, tanti soldi che circolano per armamenti e basi militari, controreazione alle mosse sempre più audaci di un ex impero che vuole contare di più, in quello che fu il suo cortile di casa. Romania e Bulgaria sono sempre più lanciate in una corsa al riarmo favorita Dalla volontà di modernizzare le proprie forze armate, ma che viene letta anche da autorevoli analisti come risposta alla presenza sempre più ingombrante di Mosca nella regione.



La corsa vede in prima linea Bucarest: nella capitale rumena nei giorni scorsi autorevoli media come Adevarul e Profit hanno svelato gli ambiziosi piani del governo. Piani sviluppati dal ministero della Difesa romeno, che prevedono di investire 2,5 miliardi di euro nella completa modernizzazione e nel potenziamento dell’aeroporto e base militare “Mihail Kogalniceanu”, già in passato usata da Washington come “tappa” nel trasferimento di truppe e mezzi verso Afghanistan e Iraq e come quartier generale per il monitoraggio aereo della regione dopo l’annessione della Crimea alla Russia.



La base, nel giro di qualche anno, diventerà una sorta di super-Aviano o Ramstein in terra romena, capace di ospitare aerei F-16 e F-35, oltre a migliaia di soldati romeni e di altri Paesi Nato, «fino a diecimila» secondo le prime stime. Si tratta di un mega-progetto, ha sintetizzato il portale Romania Insider, che riguarda un’area di ben 300 ettari, sulla quale saranno costruite «una nuova pista di atterraggio, hangar e piattaforme per la riparazione di caccia militari, strutture per lo stoccaggio di carburante ed edifici» amministrativi e alloggi per le truppe. Bucarest ha pensato davvero in grande. Alla base Mihail Kogalniceanu sarà creata una sorta di “mini-città” per i militari che saranno di stanza lì, con «club per il personale, supermercati, due asili, due alberghi militari e un ospedale», persino strutture per la fornitura di acqua ed elettricità autonome dal resto del Paese; il tutto protetto «da una recinzione lunga 76 chilometri».



Come spiegare il potenziamento della Mihail Kogalniceanu? Non si tratta di un caso isolato, tutt’altro. Secondo i dati del think tank Sipri, Romania (+18%) e Bulgaria (+23%) sono fra i Paesi che nel 2018 hanno registrato fra gli incrementi maggiori nelle spese militari nel mondo, «a causa della percezione della minaccia dalla Russia», aveva specificato già in primavera Pieter Wezeman, analista del Sipri. Tutto va letto come una risposta «all’aumentata presenza navale russa nel Mar Nero» e al sempre più invadente ruolo di Mosca nella regione, ha confermato nei giorni scorsi l’agenzia bulgara Novinite.

La paura di Mosca sta spingendo tanto la Bulgaria quanto la Romania ad «accelerare i programmi di modernizzazione delle forze armate», ha confermato l’autorevole “Defense News” americano. Per quanto riguarda la Romania, oltre alla super-base, è stato già dato luce verde all’acquisto di quattro fregate per la Marina, un affare da 1,2 miliardi, mentre si lavora all’acquisizione di sistemi di difesa antimissile (spesa stimata in quasi 4 miliardi di euro). E si continua a puntare «sull’acquisto di caccia F-16» per l’aeronautica, ha confermato il parlamentare romeno George Scutaru.

Sulla stessa linea Sofia, che considera le mosse russe post-Crimea «una violazione permanente dell’equilibrio geostrategico e militare nella regione del Mar Nero», ha spiegato il politologo Tsvetan Tsvetkov. Da qui la scelta obbligata di acquistare otto F-16 (del costo di oltre 1,1 miliardi di euro), in arrivo da Washington. E c’è poi una imminente gara, un affare da oltre 800 milioni di euro, per 150 veicoli corazzati, da schierare in chiave difensiva su un confine sempre più caldo. —


 

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