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La “mafia dei cani” dell'Est fattura 1 miliardo di euro all'anno

Il traffico illegale di animali da rivendere in vari Paesi Ue tra criminali, finti salvataggi di randagi e veterinari disponibili

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO Vengono fatti venire al mondo in allevamenti compiacenti, acquistati da padroni che se ne vogliono sbarazzare oppure rastrellati fra i randagi. Il loro destino è quello di essere venduti a prezzi contenuti – fino a quattro volte in meno rispetto a quelli di mercato – nell’Europa più ricca. Il filo rosso che li accomuna è nell’arrivare praticamente sempre dall’Europa centro-orientale e dai Balcani, attraverso criminali senza scrupoli.

Sono i cani al centro del traffico di animali dall’Europa dell’Est a Paesi dell’Ue come Italia, Francia, Gran Bretagna e soprattutto la Germania. Si tratta di una vera e propria “mafia dei cani”, come è stata definita, con un fatturato che supera il miliardo di euro, ha raccontato in questi giorni l’emittente tedesca Deutsche Welle (Dw), in un reportage che ha avuto il merito di riportare alta l’attenzione su un fenomeno in crescita. E di spiegare nel dettaglio come si svolge il business. Per farlo Dw ha scelto di andare in Romania, uno degli epicentri del traffico, ma i meccanismi sono comuni anche agli altri Paesi d’origine dei cani. Quali?

Già nel 2016 l’International Organization for Animal Protection (Oipa) aveva puntato l’indice in particolare su Ungheria, Slovacchia, ma anche su Cechia, Polonia, Lettonia, Lituania e sulla Romania appunto. Quest’ultimo paese è afflitto da decenni dal problema dei cani randagi, che «o vengono eliminati oppure vengono contrabbandati» anche «dopo essere stati maltrattati, sebbene malati», ha raccontato la Dw. Il business è florido, gli ingranaggi ben oliati.

E non ci sono solo trafficanti a tutti gli effetti. In Germania, ma anche in Inghilterra e in Italia, opererebbero infatti anche finte organizzazioni dedite «a salvare i cani randagi», ma che in realtà «cooperano con criminali in Romania». Prima raccolgono «massicce donazioni via Internet o Facebook in Paesi Ue» per cani da salvare e per il trasporto dalla Romania, dando vita così a «una vera macchina da soldi». Poi fanno uscire dai confini romeni migliaia di quattro zampe – circa cinquemila randagi ogni mese secondo stime della polizia di Bucarest - li stipano in canili privati e battono ancora cassa presso le persone di buona volontà, per vaccini, documenti e chip. Un business che è favorito pure da «veterinari corrotti» - come ha svelato Deutsche Welle - che in cambio di moneta sonante emettono documenti necessari all’espatrio, incluso il passaporto.

Lo stesso scenario del resto è stato descritto anche da un ampio rapporto dell’Ong Dogs Trust, che ha indagato in Ungheria e soprattutto in Serbia lo scorso anno. I cani, una volta arrivati nella Ue più ricca, vengono venduti generalmente su Internet. Basta fare un giro su siti come Ebay Kleinanzeigen, la piattaforma per i piccoli annunci in Germania: o su siti simili in Inghilterra o in Italia, 400mila a livello Ue, ha spiegato l’agenzia bulgara Novinite. Su quei siti sono tantissime le offerte per bulldog, barboncini o cani lupo a prezzi “concorrenziali”: qualche centinaio di euro, cifre più che sospette per l’Associazione tedesca per la difesa degli animali, che ha criticato di recente la facilità delle compravendite che sta alla base di un business vergognoso ma più che fiorente.

Secondo dati riferiti al 2018 dell’Ong “Eurogroup for Animals”, in Europa si esercita un «commercio online» illegale di cani «da più di un miliardo di euro». Con un numero di quattro zampe vittime del traffico «in crescita esponenziale nell’ultimo decennio». D’altronde, i guadagni sono allettanti. Un trafficante aveva confidato infatti a Dog Trust di riuscire a contrabbandare ventimila cuccioli dalla Spagna al Regno Unito in un anno. Il suo ricavo potenziale? Intorno ai 28 milioni d’euro. —


 

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