Apre la fabbrica che trasformerà le alghe rosse in gel per cibi e farmaci

Nella foto di Andrea Lasorte Lino Paravano mostra la ristrutturazione del capannone ex Ortolan ed ex Samer, dove è stato collocato l’impianto di miscelazione, pastorizzazione, granulazione degli estratti di alghe rosse

Mercoledì sarà inaugurata la sede di Java Biocolloid Europe in via Caboto. L’investimento finora ammonta a 3,5 milioni

TRIESTE Alghe rosse, ecco il primo atto ufficiale dopo un paio di anni preparatori. Al mezzogiorno di mercoledì, in un paesaggio urbano vagamente sironiano, si inaugura lo stabilimento in via Caboto, a due passi dal Canale navigabile, dove l’estratto del vegetale, importato dall’Indonesia, verrà miscelato e ridotto in polvere trasformabile in gelatina, per essere lanciato sul mercato continentale. Java Biocolloid Europa è il nome della società, controllata al 60% dalla famiglia Paravano e partecipata al 40% dall’importante gruppo alimentare indonesiano Hakiki.

L’inaugurazione non significherà l’automatica accensione produttiva, che è prevista in un primo momento a novembre e in una fase definitiva al principio del 2020: ma la presenza a Trieste di Lisiani Wirianto, in rappresentanza del partner asiatico, ha convinto ad accelerare il battesimo. Ci sarà l’assessore regionale Sergio Bini. Presenti il presidente di Area Science Park, Sergio Paoletti, e l’imprenditore portuale Enrico Samer, i quali, nel quadro dell’iniziativa “Freeway Trieste”, hanno agevolato lo sbarco indonesiano.


Comunque, la fabbrica, in precedenza proprietà della Ortolan e di Samer, è a buon punto. Investito finora, compreso l’acquisto degli estratti, un totale di 3,5 milioni di euro. Lino Paravano, imprenditore di origine friulana, un globe-trotter internazionale dell’economia ambientale, redige un primo bilancio nel suo ufficio arredato con mobili indonesiani, alle spalle due orologi segnano le cinque ore di differenza tra Surabaya e Trieste. Completata la parte strutturale con la messa a norma “alimentare” di pavimenti, pareti, tetto. Collocato nel capannone l’impianto di miscelazione-pastorizzazione-granulazione. Nel giro di un paio di settimane arriverà la macchina di setacciatura-confezionamento costruita dalla bolognese Cavicchi. I laboratori aspettano solo i banchi per essere installati.



Una volta montate le apparecchiature, servirà l’imprescindibile autorizzazione dell’Azienda Sanitaria per lavorare la materia prima, al momento immagazzinata da Frigomar, dall’altra parte del Canale. Attivate inoltre le pratiche per ottenere la patente di magazzino doganale, nel quale lavorare senza pagare Iva. Non c’è invece bisogno di carte e analisi ambientali perchè la zona è stata redenta dal pestifero Sin.

Gelati, carne in scatola, cibi vegetariani e vegani, capsule farmaceutiche, preservativi: il gel da alga gode di ampia polifunzionalità. A novembre si parte con l’addestramento del personale, che sarà eseguito da due tecnici provenienti dall’Indonesia. Finora Paravano ha assunto due ricercatori e due amministrativi, ma tra laboratorio-uffici-produzione giungeranno altri 9 rinforzi. Rispetto al programma iniziale, c’è qualche mese di ritardo dovuto - Paravano lo dice con un filo di imbarazzo - alla difficoltà di reperire aziende specializzate sul territorio per la realizzazione delle opere edili. Così se le è andate a cercare in Veneto.

Migliore sembra il rapporto con gli ambienti scientifici autoctoni. Infatti Java Biocolloid subentrerà all’Università nella quota del 20% attualmente detenuta dall’ateneo tergestino in Biopolife, una micro-azienda che si occupa di sviluppare biopolimeri utilizzabili nell’industria alimentare, biomedicale, farmaceutica. Ha 8 soci ricercatori, tre dei quali lavoreranno nella struttura di via Caboto. —


 

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