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La scuola è partita ma in Fvg rimane vuota una cattedra su 12: neolaureati in pista

Una classe piena di alunni

Neanche i precari hanno coperto tutti i “buchi”: negli istituti si ricorre all’elenco speciale. Pochi gli insegnanti di sostegno

TRIESTE Nemmeno i precari hanno coperto tutti i “buchi”. Una settimana e mezzo dopo l’avvio dell’anno scolastico vanno ancora assegnate alcune cattedre. Una media del 7-8% a livello regionale, una su dodici. Effetto dei tanti insegnanti in pensione (3-400 persone in quiescenza tra legge Fornero e quota 100) e, nonostante le 1.337 nuove immissioni in ruolo, di graduatorie esaurite, soprattutto per quel che riguarda matematica e materie tecnologiche. Il vero nodo però, fa sapere il dirigente titolare dell’Ufficio scolastico regionale Patrizia Pavatti, è la carenza di insegnanti di sostegno specializzati, l’ambito in cui si riscontra il maggior numero di mancate assegnazioni.



Le autorizzazioni del ministero dell’Istruzione in Friuli Venezia Giulia hanno trovato risposta per 744 cattedre, poco più della metà. Gli uffici territoriali dell’Usr si sono quindi rivolti ai precari di prima fascia. Il valzer si completa infine in questi giorni con la chiamata diretta delle scuole che pescano nella seconda e nella terza fascia, lì dove si trovano i precari storici, spesso non abilitati. Ciascun istituto cerca in questo modo di coprire gli ultimi spazi vuoti. Una situazione a macchia di leopardo. Ci sono scuole della regione in cui non manca più dell’1% della forza lavoro tra docenti e collaboratori Ata. È il caso delle scuole dell’infanzia e delle primarie a Trieste, mentre ci si avvicina al 10% nelle medie e nelle superiori. Percentuali simili anche a Gorizia e a Pordenone (dove c’è un caso limite di scopertura del 20%), appena più alte a Udine. Per sopperire alle carenze d’organico, con la necessità a fine corsa di un migliaio di precari, i presidi possono pure ricorrere alla procedura della “Messa a disposizione” (Mad), un elenco al quale si iscrivono neolaureati o disoccupati, non abilitati, che danno la loro disponibilità a coprire posti eventualmente vacanti. Una modalità che interessa particolarmente il sostegno. Il percorso per svolgere la professione nelle scuole dell’infanzia prevede innanzitutto una laurea in Scienze della formazione primaria o, in alternativa, un diploma magistrale con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002. Se invece si vuole diventare insegnanti di sostegno alle medie e superiori, è necessario essere in possesso di un’abilitazione per l’insegnamento o di una laurea magistrale idonea all’accesso a una classe di concorso, con l’aggiunta di 24 crediti formativi universitari in materie socio-psico-pedagogiche. Ma per la specializzazione serve infine l’iscrizione ai corsi sul sostegno, con l’ostacolo dei pochissimi posti banditi.

Al momento in regione si è mossa l’Università di Udine con un bando da 230 posti (50 nella scuola dell’infanzia, 60 nelle primarie e altrettanti nelle secondarie di primo e secondo grado). Un primo passo per rimediare a una criticità denunciata anche dall’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen, tanto più davanti a un ulteriore incremento degli studenti con disabilità e disturbi dell’apprendimento, che passano dai 3.736 del 2017/18 ai 3.894 di quest’anno. Altro tema di cui parlare in un prossimo incontro con il neo ministro Fioramonti, cui si rivolge intanto un gruppo di aspiranti insegnanti di sostegno a livello nazionale che ha aperto una pagina Facebook (“Dillo al ministro Fioramonti”) in cui si chiede tra l’altro la stabilizzazione dei precari e contemporaneamente di favorire i percorsi di specializzazione e i concorsi regolari per immettere nuovi specializzati nelle aule italiane. Nel frattempo le segreterie delle scuole si riempiono di candidati, richieste, curriculum. Ma la specializzazione spesso manca (secondo l’Istat, più di un insegnante di sostegno su tre non ce l’ha), e si fa ricorso appunto alla Mad. Succede anche in Fvg: giovani laureati presentano domanda, vengono chiamati direttamente dalle scuole «e fanno benissimo il loro lavoro», assicura Pavatti fornendo l’aggiornamento della situazione: quest’anno in organico di diritto ci sono 1.238 insegnanti di sostegno, se ne sono aggiunti in adeguamento altri 759, più 91 di potenziamento. Un totale di 2.088 persone che non coprono però tutte le esigenze. «Entro fine mese – precisa la dirigente dell’Usr – le scuole segnaleranno l’ulteriore fabbisogno e interverremo nuovamente». —


 

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