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Omicidio Polentarutti, il giallo del sacco nel canale

Il detective Ciesco: «Due pescatori mi dissero che dentro c’erano budella». Mesi dopo spuntarono le ossa nel Valentinis

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MONFALCONE Ramon Polentarutti era scomparso nell’aprile 2011. Circa un anno dopo, una telefonata anonima aveva fatto squillare il cellulare della madre. Le veniva comunicato che il figlio «era seppellito in un giardino vicino». La chiamata era forse partita dalla Sim che utilizzava il monfalconese? E poi l’esperienza di due pescatori, nel maggio 2012: una delle lenze lanciate nel Valentinis aveva agganciato un sacco. Era emerso parte del contenuto. I pescatori credevano si trattasse di un calamaro, salvo poi accorgersi che erano resti intestinali. Di origine animale, avevano pensato.



Lo ha raccontato l’investigatore privato Edi Ciesco, ex ispettore di Polizia, responsabile dell’Anticrimine del Commissariato di Monfalcone, ieri davanti alla Corte d’Assise di Trieste, teste presentato dal legale che rappresenta la famiglia Polentarutti, avvocato Ilaria Celledoni. È ripreso il processo a carico di Roberto Garimberti, per omicidio volontario, distruzione e soppressione di cadavere. Ciesco aveva eseguito le indagini su incarico della madre del monfalconese, Sofia Piapan. «Nel 2012 era arrivata da me con le figlie. Ramon era sparito da tempo e temeva che gli fosse successo qualcosa», ha spiegato. Conosceva bene la famiglia, i disagi e le difficoltà. L’investigatore privato aveva cercato informazioni dagli amici di Ramon: «L’ultima volta che l’avevano incontrato erano le 23-23.30 dell’11 aprile 2011».

Cinque giorni dopo la scomparsa, l’incendio nel giardino dell’abitazione di Garimberti: «Avevo parlato con Federica Zorzin, la vicina di casa che dal suo terrazzo aveva visto levarsi le fiamme e il fumo: mi aveva spiegato che era stata nauseata da un odore disgustoso, simile a quello delle verruche bruciate». Quando il teste ha riferito della telefonata anonima alla madre del monfalconese «partita dalla Sim di Polentarutti», l’avvocato difensore, Federico Cechet, ha obiettato: «Questa è un’interpretazione». Sollecitato a spiegarsi sul punto, il teste ha affermato: «Se non ricordo male, avevo letto gli atti o mi ero confrontato con un ex collega che seguiva il caso».

Ciesco era venuto a conoscenza dell’episodio dei resti intestinali emersi dal Valentinis ascoltando i pescatori. Il pm Maltomini, basandosi sulla stessa relazione redatta dall’investigatore, ha insistito sull’origine animale. «Sarebbe stato quantomeno difficile poter immaginare diversamente - ha risposto il teste -. A far riflettere era stato quando successivamente erano state rinvenute a poca distanza nel Valentinis le ossa». I reperti ossei contenuti nel sacco rinvenuto nel novembre 2012 nelle griglie della centrale erano stati ricondotti a Polentarutti attraverso la comparazione del Dna.

Ciesco ha aggiunto altro: Garimberti sembra che avesse acquistato all’epoca «ingenti quantitativi di varechina, l’avevo saputo da alcune cassiere di un supermercato». Ha riferito anche di una lite tra la compagna Francesca Costantino e Ramon qualche giorno prima della sua scomparsa: «La donna le aveva lanciato una caffettiera, ferendogli la testa. Ma la Polizia non aveva trovato tracce di sangue durante le verifiche nell’appartamento della coppia».—


 

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