Stop alla raccolta delle cozze nelle acque del golfo di Trieste

Rilevata presenza di biotossina algale. Sospese dall'azienda sanitaria anche vendita, conservazione e immissione al consumo dei molluschi coltivati da Muggia alle foci del Timavo

TRIESTE “Pedoci” off-limits nelle acque del golfo di Trieste. L’Azienda sanitaria ha comunicato che sono sospese temporaneamente raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo dei molluschi bivalvi vivi estratti dalle acque di dieci zone di produzione della provincia di Trieste. Questi i siti che hanno ricevuto il disco rosso da parte dell’Asuits: Lazzaretto, Punta Sottile, Grignano, Santa Croce, Filtri, Canovella, Sistiana, Duino, Villaggio del Pescatore e foci del Timavo.

Dal territorio di Muggia sino ai confini occidentali del Comune di Duino Aurisina, dunque, vige lo stop al commercio dei molluschi. In base ai riscontri analitici relativi al monitoraggio delle acque triestine il Dipartimento di prevenzione Struttura complessa veterinaria – Struttura semplice di Tutela igienico sanitaria alimenti di origine animale ha evidenziato positività per la presenza di biotossina algale liposolubile Dsp (Diarrethic Shellfish Poisoning) con un tenore di acido okadaico pari a 320 microgrammi per chilo, quantità che può comportare un rischio per la salute umana. Cosa può provocare l’ingestione della biotossina? Forte diarrea, dolori all’addome, nausea, vomito e la possibilità elevata di disidratazione. Conseguenze dunque non letali per l’uomo, ma certamente molto dolorose e fastidiose.


Walter De Walderstein, responsabile tecnico-scientifico del Consorzio giuliano maricolture Cogiumar, conferma: «I primi ad accorgersi del problema siamo stati noi visto che facciamo sempre delle analisi incrociate lanciando il primo allerta, seguiti poi dall’Azienda sanitaria. Siamo un po’ in anticipo rispetto al tradizionale arrivo della Dsp e credo che ci vorrà un mesetto prima di tornare alla normalità». Lazzaretto e Villaggio del Pescatore le prime zone in cui Cogiumar ha emanato il fermo volontario per allerta ambientale. La situazione comunque è assolutamente sotto controllo. E tutto questo non significa che non si possano consumare le cozze provenienti da altre zone: «I consigli ai clienti sono piuttosto elementari, ossia non acquistare i mitili se non hanno l’etichetta di origine e ovviamente non mangiare quelli che giacciono nel nostro mare», aggiunge De Walderstein.

Ma cosa sta accadendo esattamente nelle acque del golfo di Trieste? Negli ultimi vent’anni circa nel mare Adriatico – tanto a sud quanto a nord – si è registrata una intensificazione del cosiddetto fenomeno delle “fioriture algali”, legato a due principali fattori: da una parte la progressiva diffusione di fitoplancton in nuove aree geografiche, dall’altra la “eutrofizzazione”, ossia, in parole semplici, le mutazioni causate dall’immissione nelle acque di prodotti inquinanti da parte dell’uomo. —


 

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