La statua di D’Annunzio debutta in piazza Borsa e scatena l’ironia social

Prese di mira le proporzioni dell’opera: necessario un rialzo per far toccare terra ai piedi del Vate. Oggi l’inaugurazione

TRIESTE. Lo scoprimento ufficiale è previsto alle 12 di oggi, giovedì 12 settembre. Ma già ieri la posa della statua di Gabriele D’Annunzio in piazza della Borsa ha catalizzato l’attenzione, e le ironie, di moltissimi triestini. Che, in molti casi, hanno poi affidato le loro considerazioni, più o meno benevole nei confronti dell'opera, ai social.



Il battesimo vero e proprio della terza copia del “Solitario studioso” realizzata da Alessandro Verdi, come detto, avverrà oggi alle 12 alla presenza delle autorità cittadine e di Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”. Per molti sarà finalmente l’occasione per vedere da vicino la contestata statua del Vate, subito incappata peraltro in un “incidente di percorso”. Il blocco di marmo su cui è stata collocata, infatti, è troppo alto rispetto alle dimensioni dell’opera: per evitare di lasciare i piedi del poeta a penzoloni, quindi, è stato infilato alla bell’e meglio un “rialzo” di alcuni centimetri. Sufficiente a far già gurare sui social il nuovo soprannome dell’opera: il “Vate curto”.

Sempre ieri la figura di D’Annunzio e l’impresa di Fiume sono stati al centro dell’incontro promosso dalla sezione di Trieste dell'Associazione nazionale Granatieri di Sardegna, in collaborazione con l'Assessorato alla Scuola del Comune e ospitato nella Sala “Tergeste” del Municipio. Un mini convegno, curato dal generale Francesco Bonaventura e dallo storico Diego Redivo, incentrato sui valori che spinsero sette ufficiali del 2° Reggimento Granatieri di Sardegna a compattarsi attorno all'ideale che diede poi origine alla “Marcia su Fiume”.

La storia, le rivelazioni dall'inedito diario dei “Sette Giurati di Ronchi” e l'emissione di uno speciale annullo filatelico. Qui nessuna celebrazione, ma pura analisi storica: «Volevamo fare chiarezza – ha premesso Diego Redivo – e sottolineare che non si è trattata di ideologia di destra o di sinistra ma di un laboratorio sociale, una sperimentazione per una società di massa».


 

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