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Mamma e bimbi pestati per anni dal papà violento

Una foto simbolo della violenza sulle donne

Trentacinquenne a processo per maltrattamenti in famiglia dal 2013 al 2018 con l’aggravante delle botte ai minori

TRIESTE L’ultimo schiaffo poteva provocarle una lesione al timpano. Un anno fa aveva rischiato di soffocare: l’uomo si era scagliato su di lei, bloccandola e stringendole forte la bocca con la mano. Non c’era limite alle violenze e ai maltrattamenti a cui una trentenne triestina veniva sottoposta quasi quotidianamente tra le mura di casa.

Il compagno convivente, un trentacinquenne, la picchiava e la umiliava. Spesso davanti ai due bambini piccoli. Anzi, talvolta l’uomo se la prendeva pure con i bimbi, insultandoli e pestandoli.


Il caso, di cui si è occupata la pm Chiara De Grassi, è finito davanti al giudice: l’imputato sarà giudicato infatti in rito abbreviato a novembre dal gup Luigi Dainotti. Le violenze sui minori costituiranno un aggravante.

Stando ai racconti riferiti dalla donna, questa situazione si è trascinata per quasi cinque anni: dal dicembre 2013 a settembre del 2018, fintanto che il trentacinquenne non ha cambiato residenza. Adesso non vive più a Trieste.

Per la compagna e i figlioletti abitare con quel padre così irascibile e pericoloso era un incubo. Non passava giorno che la donna non si sentisse apostrofare con epiteti come «str...», «putt...», «bastarda», «tr...», «non vali niente». E, ancora, «sei una cicciona», «se ti lascio non ti prende nessuno». Parole che poi sfociavano in furiosi litigi tra i due, fino ad arrivare alle mani.

Per la trentenne era impossibile difendersi. L’uomo talvolta le prendeva il cellulare, il computer o altri oggetti di arredamento e glieli rompeva. Un giorno, scagliando un oggetto, aveva anche danneggiato una parete in cartongesso.

Una delle aggressioni denunciate dalla trentenne risale al settembre di un anno fa: la donna era stata aggredita con una serie di schiaffi al volto perché si era “permessa” di svegliare il compagno in modo che non arrivasse in ritardo al lavoro. La fidanzata, dopo i ceffoni, era stata chiusa nel bagno. Ma il trentacinquenne non aveva ancora placato la sua ira: la ragazza si era rifugiata in camera, tra le lacrime, ma lui l’aveva raggiunta per colpirla di nuovo. Ma stavolta con pugni al volto e anche al naso, provocandole un’emorragia. Quindi le aveva afferrato e tappato la bocca, per poi lanciarla sul letto tentando di soffocarla.

In quell’occasione la donna era riuscita a liberarsi dalla presa anche grazie alle urla di uno dei due bambini che implorava il padre di liberare la mamma dalla presa. «Smettila!», «smettila!», gridava il figlio.

La madre era scappata in cucina. Ma lui non mollava: «Guarda che prendo un coltello e ti ammazzo».Come detto, a volte anche i bimbi erano presi di mira. Sia con insulti – «figli di putt...», «piccoli bastardi» – sia con le mani: il papà li prendeva a schiaffi. E spesso per motivi del tutto banali.

Da quanto risulta l’uomo ora è lontano dalla famiglia: vive all’estero. La prossima udienza in Tribunale è fissata per il 20 novembre. —


 

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