La rotta della disperazione “buca” i confini regionali: 5 mila irregolari in 8 mesi

Migranti in una foto di repertorio

La più vulnerabile è la frontiera di Trieste con 3607 passaggi fra i 2719 rintracci e gli 888 che si sono presentati dalla polizia. Pattuglie miste: 95 gli identificati

TRIESTE I controlli delle pattuglie miste italo-slovene al lavoro sul confine da inizio luglio hanno prodotto a ieri 95 rintracciamenti di migranti, la somma tra gli stranieri fermati in territorio italiano (56) e quelli in territorio sloveno (39). Il dato viene reso noto dal prefetto di Trieste e commissario di governo per il Friuli Venezia Giulia Valerio Valenti nel contesto di un fenomeno che ha visto da inizio anno entrare in regione circa 5 mila irregolari. Nel dettaglio, fa sapere la prefettura, gli ingressi 2019 in regione sono stati 5048, tra le 3204 persone rintracciate e fermate e le 1844 che si sono presentate spontaneamente nei posti di polizia.

La frontiera più vulnerabile è quella di Trieste, con 3607 ingressi dalla rotta balcanica tra i 2719 rintracciati e gli 888 presentati. Migranti identificati che presentano poi la richiesta di protezione e che, sulla base delle disponibilità, vengono indirizzati alle strutture di accoglienza o nel territorio o fuori regione. Il confronto con il 2018, precisa Valenti, non è possibile dato che, «prima di quest’anno questi numeri non venivano raccolti», ma la percezione è di «un trend costante».



La novità è invece quella delle pattuglie miste italo-slovene che il governo Conte, con la Lega in maggioranza e Matteo Salvini ministro dell’Interno, aveva condiviso con la giunta Fedriga e la vicina Repubblica slovena e quindi fatto partire dai primi giorni di luglio. A quanto pare l’iniziativa ha dato risultati soprattutto all’inizio visto il fermo, due mesi fa, di 29 migranti sul Carso (afgani e pachistani) e di altri 17 (afgani e pachistani, ma anche bengalesi, turchi e indiani) riaccompagnati al confine dalla polizia di frontiera di Gorizia. Operazioni che furono commentate con soddisfazione da Salvini, in visita nel capoluogo regionale, con tanto di promessa di una quarantina di uomini di rinforzo. L’estate ha però segnato la fine dell’esperienza di governo della Lega, quei rinforzi non sono arrivati e tra Italia e Slovenia continuano perciò a muoversi quattro pattuglie miste (al lavoro una al giorno per quattro giorni alla settimana) composte da due agenti italiani bilingui e due sloveni a presidiare i circa 240 chilometri di frontiera arrivando all’interno fino a 10 chilometri dalla linea confinaria. Un pattugliamento non solo delle strade, ma anche dei sentieri boschivi, il principale canale di accesso per gli arrivi senza passeur.



Il 30 settembre è in programma un approfondimento sull’attività allo scadere del terzo mese, con l’obiettivo di verificare l’ipotesi di estensione. Al tavolo ci sarà però un ministero che ha cambiato colore e dunque i ragionamenti potrebbero cambiare. A sentire Mauro Bordin, capogruppo della Lega in Regione, sarebbe però un errore non insistere: «Solo 95 rintracciati con le pattuglie miste? Non mi paiono numeri insignificanti. Parliamo di un fenomeno che non può essere arginato da un giorno all’altro, ma va almeno contenuto – osserva l’esponente di maggioranza –. Questo tipo di misura va dunque mantenuta e anzi rafforzata. Anche perché funziona sicuramente da deterrente».

Anche l’ex presidente della Regione Debora Serracchiani è convinta che si debba comunque affrontare la problematica assieme alla Slovenia: «Le pattuglie miste, che erano previste già nell’accordo del 2007 tra il ministro Amato e il collega sloveno Mate sono il segno visibile di una collaborazione molto importante, che rappresenta l’approccio congiunto dei due Paesi a un problema comune». —


 

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