Il 4 novembre “Chiara” compie 60 anni, ma la campana di Oslavia rimane muta

La campana di Oslavia (Foto Bumbaca)

Il sito del ministero della Difesa però indica i rintocchi al tramonto. Indagine sul disallineamento del meccanismo di sostegno 

GORIZIA Il prossimo 4 novembre la Campana Chiara compirà 60 anni, ma rischia di non poterli festeggiare in maniera adeguata. Nonostante gli auspici, gli annunci e le raccolte fondi avviate in occasione delle cerimonie legate al centesimo anniversario della Prima Guerra Mondiale andate in archivio ormai da tempo, la campana dell’Ossario di Oslavia rimane tuttora muta e, all’orizzonte, le speranze di poter sentire a breve la sua voce sembrano essere minime. Se non è stato possibile sistemare il meccanismo che le permette di battere i rintocchi in occasione di quella che probabilmente è stata la più grande e lunga cerimonia dedicata ai luoghi della memoria, difficilmente la soluzione si potrà trovare nei due mesi scarsi che mancano al nuovo anniversario.

La Campana Chiara si trova vicino alla torre sinistra del sacrario militare goriziano e sul sito del Ministero della Difesa, nella sezione dedicata al Commissariato generale per le onoranze ai caduti, si legge che “suona ogni giorno, al vespero, i suoi rintocchi per richiamare alla preghiera per i caduti”. Quei rintocchi però è da tempo che ormai nessuno li sente più.



Dedicata a Santa Chiara, la campana votiva è stata offerta da cittadini, mutilati e combattenti di tutta Italia il 4 novembre 1959. Lo scorso anno, nel giorno della festa dedicata all’Unità nazionale e alle Forze armate, a riportare all’attenzione di tutti la vicenda della campana era stato il cappellano militare don Sigismondo Schiavone. Per sollecitare un intervento, l’assistente spirituale dei sacrari isontini aveva evidenziato che quel silenzio sollevava numerose proteste tra i pellegrini. «Se il Ministero della Difesa non è in grado con i suoi potenti mezzi di far suonare la campana “Chiara”, la regali ad una parrocchia che la faccia suonare. Questa infatti è la sua finalità: suonare. E questa è anche la volontà dei turisti pellegrini che hanno atteso invano, nel 59esimo compleanno della campana, centenario della fine della Grande Guerra, i suoi rintocchi», aveva detto don Sigismondo in maniera provocatoria.

A fare il punto della situazione è però oggi il tenente colonnello Norbert Zorzitto, direttore dei sacrari militari di Redipuglia e Oslavia. «La campana - spiega - è ancora muta perché il problema di fondo non è ancora stato trovato. Ma la volontà di farla suonare c’è e c’è sempre stata. Sappiamo soltanto che c’è un disallineamento del sostegno e a breve, forse già entro il mese, partirà un’indagine per capire quale sia la causa. Ad occuparsene sono gli Alpini, che nel corso del raduno Triveneto di Gorizia, avevano lanciato una raccolta fondi ad hoc. Se il problema riguarda soltanto la struttura metallica, il danno potrebbe essere risolvibile in maniera relativamente semplice e rapida; se, invece, riguarda la struttura in cemento armato di sostegno, allora la questione sarebbe un po’ più complicata e potrebbe essere addirittura necessario abbattere la stessa struttura, per poi ricostruirla. Questo però comporterebbe tutta una serie di problemi di tipo burocratico e i tempi si dilaterebbero. La speranza, in ogni caso, rimane quella di poter risolvere tutto entro il sessantesimo anniversario della campana». L’auspicio è condiviso dal presidente dell’associazione Campanari del Goriziano Andrea Nicolausig che osserva: «Sarebbe bello rimetterla in funzione».

Intanto, sul sostegno di sinistra si può notare, anche da lontano, una vistosa crepa nella pietra così, per motivi di sicurezza, una transenna impedisce di avvicinarsi a “Chiara”. —


 

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