Donne bengalesi al volante a Monfalcone: è la prima volta

la bengalese Jui a lezione di scuola guida

Un gruppo di “pioniere” sta facendo scuola guida. Così la strada dell’integrazione passa attraverso il gentil sesso della comunità monfalconese, che sogna l’auto per trovare lavoro e diventare autonome negli spostamenti 

MONFALCONE Se ne contano appena poco più di una decina, ma sono già rappresentative di un fenomeno legato alla realtà cantiere navale. Sono le donne pioniere della guida che fanno parte della comunità bengalese di Monfalcone.

Sulle strade cittadine può capitare di intravederne qualcuna, dentro una vettura dell’autoscuola, gli abiti colorati addosso, seduta al posto di guida. Sulla scena si posa inconsapevolmente anche l’occhio più distratto. Ci vuole qualche secondo per realizzare. E serve l’aiuto di un bengalese per comprendere che significato dare a questo nuovo cambiamento della società.

Classe di allieve di diversa etnia premiata dalla lotteria Guidaevai all’autoscuola Davanzo (Foto Bonaventura)


«Sono giovani, un’età compresa fra i 18 e i trent’anni, e tanta voglia di emanciparsi» risponde Sani Bhuiyan, fra i bengalesi più integrati in città, attivo nell’Associazione Monfalcone interetnica (Ami). La possibilità di muoversi autonomamente è d’altronde sempre stata sinonimo di libertà. Le prime italiane hanno cominciato a mettersi alla guida nei primi anni del Novecento (allora non era certo un fenomeno di massa), e c’è voluto dunque più di un secolo per vedere, in una Monfalcone profondamente cambiata, le prime donne bengalesi alla guida. «Le più grandi, di 35-40 anni, hanno un profondo senso di responsabilità verso i figli e la famiglia» spiega Sani. «Le donne più giovani pensano invece anche a imparare la lingua, trovare un lavoro, diventare più autonome e indipendenti».



Il bisogno di contribuire al bilancio economico famigliare è al primo posto delle priorità. «Da un annetto a questa parte vanno a lavorare a Grado, negli hotel, nei campeggi, nei ristoranti. Lì finiscono tardi. O qualcuno dà loro un passaggio, o devono rinunciare. Vale lo stesso discorso per chi di loro fa la mediatrice culturale: vengono chiamate in prefettura, negli ospedali, nelle scuole. Se già per le donne italiane è difficile trovare un posto di lavoro a Monfalcone, figuriamoci per le nostre connazionali. Si sono rese conto di aver bisogno di muoversi da sole». Poi c’è naturalmente il ménage famigliare cui badare: accompagnare i bambini a scuola, dentro o fuori il territorio comunale, per dirne una. Ecco che «avere la patente è un modo per dare un futuro a loro stesse e ai loro figli» sintetizza Sani.



CORSI PRE–PATENTE. Seppur in minoranza, le donne bengalesi hanno cominciato a frequentare anche i corsi propedeutici alla patente. Attenzione, non parliamo delle lezioni organizzate dalle autoscuole. E nemmeno dei corsi contemplati a livello nazionale e attivati nei territori dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia). Sono laboratori di italiano pensati appositamente per gli stranieri di Monfalcone che vogliono fare la patente ma che ancora non hanno la padronanza della lingua. Non essendoci in città una realtà che soddisfacesse questo bisogno, a organizzarli ci ha pensato l’Ami. «Nella convinzione che il futuro di Monfalcone continuerà a essere multietnico, cerchiamo di fare il possibile per creare opportunità di condivisione tra monfalconesi e stranieri» spiega il presidente Arturo Bertoli.

Fra i corsi attivati c’è appunto quello di italiano pre-patente, condotto da volontari italiani (insegnanti, sindacalisti, pensionati) e rivolto gratuitamente agli stranieri. «Ci siamo resi conto che non sapevano il significato delle parole - chiave per la guida: rotatoria, precedenza, anabbaglianti. Il primo corso del 2019 è partito a maggio, trenta persone complessive, fra cui due donne». A metà settembre inizierà il prossimo, le iscrizioni aprono lunedì nella sede dell’Ami, in via Carducci 26/A, dove si svolgono le lezioni.

PLACET AUTOSCUOLE. Laboratori pre-patente per gli stranieri? «Ben vengano», dice Andrea Davanzo, istruttore dell’omonima scuola di guida. «Spesso arrivano qui senza conoscere i termini tecnici per passare l’esame».

In questa autoscuola, quest’anno sono tre le donne bengalesi che hanno frequentato il corso. «Due sorelle, 18 e 20 anni, che però sono di seconda generazione, per cui considero solo la terza bengalese doc: ha 26 anni ed è riuscita a superare la teoria al primo colpo». —




 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi