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Monfalcone, «In piazzetta Montes un giardino anti-rumore aperto ed inclusivo»

L'incontro pubblico "Il vostro decoro è il nostro degrado" di venerdì 30 agosto in piazza Montes

La proposta del Coordinamento politico di sinistra dopo la testimonianza di una residente

MONFALCONE Trasformare piazza Marcuzzi “Montes” nel giardino del cuore cittadino «millantato e mai nato». È la proposta con cui il Coordinamento Monfalcone Meticca risponde a Gloria Viezzoli, residente che abita proprio sopra a quella piazza. Una proposta che vuole diventare presto concreta: la prima riunione sarà domani. Facciamo un passo indietro.

Il dibattito nasce venerdì, all’incontro pubblico “Il vostro decoro è il nostro degrado” organizzato dal Coordinamento in piazza Montes per protestare contro «la politica securitaria della giunta Cisint». Nel corso dell’evento - iniziato con la presentazione del libro “La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro” di Wolf Bukoswski - la residente Viezzoli è scesa di casa ed è intervenuta ribadendo come la scelta di chiudere lo spazio pubblico con i cancelli fosse stata chiesta dagli stessi residenti, stremati dal degrado che versava nella piazza, «dai problemi avuti con il bar alle bande rivali, a prescindere dall’etnia, dalle immondizie al vomito fino alle bottiglie rotte». Ebbene, Monfalcone Meticcia ricorda come la signora abbia trovato quella sera «la solidarietà del pubblico presente». Purtroppo però poi «non ha ascoltato le repliche, tornando a casa, rinunciando ad un confronto che poteva essere di reciproco interesse».



L’incontro si è presto trasformato in un’assemblea pubblica fra le diverse anime di sinistra presenti, da dove è appunto emersa la volontà di creare «un progetto di giardino con erba e alberi per attutire i rumori, a mo’ di piccolo polmone verde».

«La signora – scrive Monfalcone Meticcia – ha spiegato le vicissitudini che lei e gli altri condomini avevano dovuto sopportare nella lunga e accidentata storia di quella urbanizzazione, descritta agli acquirenti come un giardino nel cuore della città». Solo che, spiegano dal Coordinamento, «al momento dell’acquisto, si sono trovati, al posto del giardino visto nel plastico, una piazza lastricata e rinchiusa fra mura e condomini, ridotta ad una cassa di risonanza che amplifica i rumori». E se si è parlato «di una zona di spaccio eliminato con i cancelli, noi crediamo che un progetto sociale di microarea potesse risolvere il problema, invece che nasconderlo sotto il tappeto. Peccato abbiano tagliato i fondi». La serata era stata organizzata, appunto, per spiegare come «le politiche autoritarie alimentino l’insicurezza provocando emarginazione in nome del decoro». —

El.Pl.


 

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