Fedriga attacca il governo degli «utili idioti»

Il presidente chiude la festa della Lega a Trieste. Accuse a Pd, M5s e ingerenze straniere. Poi a testa bassa contro il “Piccolo”

TRIESTE Movimento 5 Stelle e Partito democratico dipinti come gli «utili idioti» di un complotto ordito dalle potenze internazionali che vogliono fare dell’Italia la nuova Grecia. L’appello al voto subito per restituire democraticamente la parola al popolo. La Lega ultimo baluardo possibile della sovranità nazionale contro l’esperimento di governo giallorosso. Senza tralasciare l’attacco ai media e ai “giornaloni”, con le bordate scagliate dal presidente Massimiliano Fedriga all’indirizzo del Piccolo.

Si chiude così la festa estiva del Carroccio a Trieste, dove il comizio del governatore è ovviamente una lunga tirata contro il «governo delle poltrone», come c’è scritto sui cartelli distribuiti ai simpatizzanti che si assiepano sotto il palco, dove Fedriga parla attorniato da sindaci, consiglieri regionali, assessori e parlamentari.


Che la base leghista sia imbufalita è dire poco e il consigliere regionale Danilo Slokar sintetizza lo stato d’animo spiegando che «come i partigiani dovremo tornare nei boschi per sparare contro i fascisti del Pd». I militanti si interrogano sulla svolta romana. Per Antonio, «Salvini è stato fregato da Zingaretti, a sua volta fregato da Renzi. Siamo una Repubblica parlamentare, ma ora portiamo un po’ di grillini nella Lega e facciamoli cadere: a brigante, brigante e mezzo». Per l’assessore Sebastiano Callari, «queste cose succedono perché i grillini devono pagare il mutuo e i dem sono abituati a governare con gli inciuci». E Patrizia: «Andremo in piazza a protestare civilmente». Roberto porta al collo, unico fra centinaia di presenti, il fazzoletto verde col sole delle Alpi: «Era tutto preparato. Conte mi piaceva ma si è rivelato tutt’altro. Oggi ci sono le tv, secondo me ci sarà anche Salvini».

La speranza rimarrà delusa, ma Fedriga tiene il palco con la stessa retorica incalzante del Capitano: «La gente normale che va al lavoro la mattina per sfamare la famiglia è lontana dai giochi di palazzo romani – esordisce – ma la politica non è gestire potere fine a se stesso e la Lega lo sta dimostrando. Chi nella storia repubblicana ha lasciato posti da ministro perché crede a un progetto politico? Si può andare con dignità all’opposizione se il governo non dà risposte».

Poco prima, nella lunga fila per ordinare pesci alla griglia e calamari fritti, il consigliere Antonio Calligaris sottolineava che «la gente normale ha paura che tornino immigrati e tasse. Ma il governo precedente doveva cadere perché non faceva più niente. Perché Salvini ha richiamato Di Maio? Per giocare a sfasciare i Cinquestelle, che assieme al Pd dureranno un anno e consegneranno alla Lega l’Italia».

Sugli immigrati una signora si fa più esplicita, chiedendo alla sindaca di Monfalcone Anna Cisint di venire ad amministrare Trieste: «Il molo qua vicino è pieno di afghani e pakistani. È pieno di neri appollaiati. Li odio». Ma quando le si domanda se ha mai avuto problemi con gli immigrati, la risposta è un secco «mai». In fila intanto si intravede anche un gruppetto di militanti di Casa Pound.

Sullo sfondo il complessino suona “Banane e lamponi”. Sotto il tendone c’è un caldo asfissiante, ma signore della buona borghesia e operai con le braccia tatuate si stringono sotto il palco appena ci sale Fedriga. «Credevo che il M5s avesse almeno la coerenza del cambiamento. Loro e il Pd vogliono governare insieme dopo essersi detti di tutto, ma sono solo gli utili idioti dei Paesi stranieri: questo governo nasce con l’endorsement di Merkel e Macron. Vogliono fare dell’Italia una colonia dell’Europa e togliere la sovranità al popolo italiano. Come in Grecia, dove è tutto in mano alle potenze europee». Applausi scroscianti. «La nostra – continua il capo – non è difesa della Lega ma della democrazia. Salvini ha scoperto il giochetto e ha fatto cadere il governo. Noi chiediamo il voto, loro sono contro il suffragio universale perché si sentono l’élite».

Poi il finale contro il Piccolo: «Quando leggete il giornale locale vi invito a pensare che il 90% delle volte è una menzogna. Non è un giornale, è un bollettino del Pd. Mi sparano contro perché gli ho tagliato pubblicità e sponsorizzazioni. La Regione non fa pubblicità col suo logo ufficiale dove ci sono notizie false. Ora scriveranno che sono un fascista».—


 

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