La Rocca in bianco sito per matrimoni Nuovi investimenti per attirare gli sposi

Il Comune vuole arricchire il monumento con una copertura a prova di pioggia, abbattimento delle barriere e servizio bus



Operazione fiori d’arancio, avanti tutta. La Rocca punteggiata dalle delicate corolle di gypsophila, pianta perenne conosciuta ai più con il nome di velo da sposa, potrebbe diventare uno scenario non così sporadico come fin qui è stato: l’amministrazione Cisint ha deciso infatti di tenere l’acceleratore a tavoletta per spingere il monumento-simbolo di Monfalcone tra le location più ambite da futuri sposi alla ricerca di un proscenio su cui suggellare il fatidico sì.


La giunta non si inventa niente di nuovo. Fu la precedente amministrazione di centrosinistra a inaugurare la “versione romantica” della Rocca. E precisamente l’allora sindaco Silvia Altran, il 30 aprile 2016, a unire in matrimonio civile la prima coppia persuasa a convolare a nozze immersa nel carso. Anna Cisint, attuale prima cittadina, non ha però voluto gettare nel cestino l’intuizione, anzi ne intende fare tesoro, investendo altri quattrini sulla fortificazione che sovrasta la città da oltre cinque secoli.

L’obiettivo, e in tal senso una delibera giuntale sarà varata in settimana, è di abbattere ulteriormente le barriere architettoniche per renderla accessibile anche a persone diversamente abili, inserire delle coperture per garantire lo svolgimento di cerimonie in caso di pioggia (qui però ci dovrà essere una cabina di regia con la Soprintendenza, trattandosi di patrimonio tutelato), predisporre ulteriori totem con indicazioni sul sentiero che conduce al sito e affinare una convenzione con Apt per garantire, ovviamente a pagamento, anche un mezzo ad hoc per gli spostamenti degli invitati a nozze.

Il documento darà mandato al segretario generale di predisporre una progettualità in modo da garantire che «i matrimoni sulla Rocca possano effettivamente celebrarsi e crescere in numero a partire dalla primavera 2020», annuncia Cisint.

La volontà di proiettare la Rocca tra blasonate dimore, ville e castelli del Friuli Venezia Giulia che fanno a gara per contendersi le nozze di giovani fidanzati (in ballo ci sono sempre bei gruzzoli da spendere) nasce dalla «constatazione dell’interesse dimostrato dalle persone verso quel luogo», sempre il sindaco. Un esempio? «La scorsa settimana – replica – in 200 sono saliti alla Rocca per visitarla, non mi sembra un numero di scarso rilievo».

«È vero che già prima era possibile sposarsi alla Rocca – osserva Cisint –, ma ora noi faremo in modo che davvero i cittadini possano fare questo tipo di scelta perché sanno che qui possono trovare dei servizi». «Dopo l’accordo con Apt – prosegue – già abbiamo un bus che fa la spola e potremmo prevedere di metterlo anche a disposizione degli sposi come mezzo di spostamento per gli invitati, ovviamente dietro tariffa da corrispondere. Inoltre sono state inserite toilette e segnaletica adeguata, ma altro ancora si può fare per migliorare, come appunto abbattere le barriere architettoniche e prevedere delle coperture in caso di evento insidiato dalla pioggia».

La Rocca, bene storico e architettonico, è a tutti gli effetti patrimonio dell’intera comunità cittadina. Dà titolo e soggetto a una popolare canzone (Viva la Rocca, appunto) che tutti i monfalconesi conoscono e intonano, in occasione della Cantada o di altre popolari iniziative. Costruita a controllo del territorio – all’epoca un importante snodo commerciale e viario – dalla repubblica di Venezia, la fortificazione è oggi anche sede del piccolo museo paleontologico curato dalla società speleologica Amici del Fante. —



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