Monfalcone, sul bonus tagliaffitti a stranieri il Comune passa il caso alla Gdf

Nella nuova lettera inviata ai beneficiari ammessi al contributo viene revocata la richiesta di inviare la documentazione sui beni immobili nei Paesi di origine

MONFALCONE Dietrofront. Stravolge le carte in tavola una nuova lettera inviata dal Comune ai 289 stranieri residenti a Monfalcone che hanno chiesto i contributi “tagliaffitti” rientrando nella graduatoria approvata e trasmessa a maggio alla Regione.



Nella prima raccomandata, ne abbiamo dato notizia il 3 agosto, il Comune aveva imposto loro di presentare in trenta giorni (poi portati a 60) la documentazione – corredata da traduzione italiana autenticata dall’autorità consolare – attestante che non fossero proprietari di altri immobili nei Paesi di origine. Tuoni e fulmini. La novità aveva suscitato gran clamore, a cominciare dall’Unione sindacale di base che aveva subito giudicato «discriminatorio» il requisito introdotto a bando chiuso. Più di 50 stranieri coinvolti, soprattutto bengalesi, avevano aderito a un ricorso predisposto dall’avvocato Riccardo Cattarini. La quiete, apparente, dopo la tempesta.


E adesso il colpo di scena: la nuova lettera che revoca la prima. «Facendo seguito alla nota del 18 luglio 2019 del Comune di Monfalcone – si legge nella missiva inviata mercoledì – con la presente si revoca integralmente la medesima, avendo questa amministrazione provveduto ad avviare con la Guardia di finanza un percorso teso ad effettuare le verifiche previste dalla legge nei confronti dei beneficiari di risorse pubbliche». Per il sindaco Anna Maria Cisint è la prova della volontà dell’amministrazione di «perseguire la strada intrapresa di un rigoroso controllo rispetto ai requisiti in capo ai beneficiari relativamente agli interventi agevolativi per tutte le prestazioni sociali ed i benefici erogati dall’ente». Ma gli oppositori la leggono diversamente.



A nome dell’Ami (Associazione Monfalcone interetnica), Arturo Bertoli la interpreta come «la risposta dell’ente all’azione legale che i destinatari del provvedimento stavano predisponendo: la comunità bengalese d’altronde si è subito attivata comprendendo bene la pretestualità della richiesta». Cattarini non ha mezzi termini: «Con questa revoca, il Comune di Monfalcone vorrebbe evitare una causa per discriminazione che teme di perdere. Aveva fatto a centinaia di cittadini una richiesta illegittima e impossibile da adempiere, poi ha saputo che sarebbe stato chiamato in Tribunale a risponderne e sta cercando di fare marcia indietro. La dirigente comunale (che ha firmato la lettera, ndr) mi ha negato, secondo me del tutto illegalmente, persino le informazioni che avrebbe dovuto darmi per fare il ricorso, che nonostante questo siamo riusciti ugualmente a preparare. Hanno gettato al vento qualche migliaio di euro di sole spese postali costringendo un numeroso gruppo di cittadini ad affrontare spese, viaggi e a preparare un’azione giudiziaria. La discriminazione in ogni caso è già avvenuta».

Di più: «La sindaca, o chi altro ha avuto l’iniziativa, dovrebbero almeno scusarsi. Non lo faranno, ma i danni che hanno provocato dovranno risarcirli e rispondere del pasticcio che hanno combinato».

Di «ritirata strategica della giunta comunale» parla anche Alessandro Perrone dell’Unione sindacale di base: «Evidentemente la giunta si è resa conto della insostenibilità dell’atto che rischia di bloccare indiscriminatamente un’agevolazione prevista per le necessità delle famiglie sia italiane sia straniere». –




 

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